Il presidio
Un calendario come antidoto all’ignoranza
Premio regionale agli studenti della 5ª A del liceo Fermi Gli studenti: «Un contributo per risvegliare le coscienze»
CECINA. Il ricordo come antidoto all’ignoranza. Un viaggio nel tempo lungo 365 giorni, per combattere l’oblio e conservare la memoria di chi ha trovato la morte, ucciso nelle camere a gas o dagli stenti. Quattro milioni di uomini, donne, bambini. Quasi tutti ebrei. Ma furono sterminati anche zingari, omosessuali, testimoni di Geova, oppositori politici e altri nemici del Reich. Nel complesso,le vittime della Shoah, o Olocausto, furono circa sei milioni. Un antidoto all’anmnesia. È questo lo scopo del calendario realizzato dagli studenti della 5ª A del Liceo scientifico Fermi di Cecina. S’intitola: “Tra storia e memoria, per non negare”, ed è valso agli studenti la vittoria regionale al concorso “I giovani ricordano la Shoah”, indetto dal Ministero dell’istruzione e dall’Unione della comunità ebraiche italiane.
«Si è trattato di un impegno gravoso – afferma la professoressa Ebe Serni, che ha seguito la realizzazione del lavoro – perché il calendario vuole esplicitamente contrapporre alle “ragioni” dei negazionisti la complessità delle fonti, delle prove testimoniali e documentarie che attestano la Shoah, nonché le smentite argomentate che, attraverso analisi circostanziate e puntuali, ne hanno vanificato le pretese».
Il 27 gennaio è una data altamente simbolica: nel 1945, infatti, le avanguardie delle truppe sovietiche raggiunsero il campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Per la prima volta, l’orrore della “Soluzione finale” escogitata da Hitler e dai suoi gerarchi per liberarsi, una volta per tutte, della “questione ebraica”, apparve nella sua banale, allucinante realtà. E in quel giorno si celebra la Giornata della memoria, in contemporanea in gran parte del mondo occidentale per commemorare le vittime dei campi di concentramento nazisti. E la ricorrenza è anche l’occasione per mostrare il lavoro realizzato dagli studenti della 5ª A del Fermi. «Se il nostro lavoro avrà anche in minima parte contribuito a risvegliare nelle coscienze di chi lo ha ricevuto il rispetto dei fatti storici o l’indignazione per quanti vorrebbero spudoratamente demistificarli, avremo raggiunto il nostro obiettivo», affermano gli studenti nella seconda di copertina del loro calendario, stampato con il contributo della Banca di Credito cooperativo di Castagneto Carducci, che lo ha distribuito ai propri soci .
Un diario e varie rubriche di approfondimento che tornano con cadenza mensile. Ogni mese è stato curato da gruppi di due o tre alunni della classe. Nel diario, accanto a ciascun giorno è ricordato almeno un evento avvenuto durante il nazifascismo, la Seconda guerra mondiale o, soprattutto, correlato alla Shoah. «Questo per tracciare una specie di cronologia degli eventi storici di cui si ha attestazione e restituire esaustiva varietà alla serie di fatti che declinarono il genocidio», dice Serni.
Nella rubrica “Negare chi nega” vengono più diffusamente analizzate le tematiche negazioniste, con l’approfondimento di un concetto inerente la questione o la sintesi di un libro dedicato al fenomeno. In “Una voce che afferma” si dà voce ad alcune delle più significative testimonianze sulla Shoah.
«Ci siamo poi chiesti – afferma la docente – se, in un lavoro come questo, dedicato al ricordo del genocidio ebraico, non fosse valsa la pena di proporre altri ricordi, quelli che riguardano violenze che, per quanto non assimilabili alla Shoah, inseriscono tale evento anche nel contesto della storia coloniale dell’Occidente o testimoniano drammaticamente il persistere della barbarie genocidiaria nel secondo dopoguerra, in varie parti del mondo. La rubrica “Ricordare per non negare” è nata, appunto, dall’esigenza di tramandarne memoria, proprio perché il valore del ricordo serve anche a contrapporsi all’ignoranza, o, peggio, alla deliberata amnesia che pretenderebbe di cancellare la storia degli altri, delle vittime e di coloro che appaiono lontani nel tempo o nello spazio. Infine, abbiamo deciso di restituire onore postumo ad alcune vittime particolari della Shoah: gli sportivi, che, numerosi, furono costretti ad abbandonare le loro carriere solo perché ritenuti impuri con la rubrica “Bastardi senza gloria”».
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