Il Tirreno

I compiti a casa dividono l’aula magna della Galilei

di Andrea Rocchi
I compiti a casa dividono l’aula magna della Galilei

Parodi: «Inutili, dannosi, discriminatori». Alcuni genitori: «Sono troppi e pesanti» Ma gli insegnanti replicano: «Facciamo i salti mortali per dare una mano a tutti»

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Chissà se dopo aver ascoltato Maurizio Parodi dire che i compiti a casa non servono a nulla, anzi, possono rivelarsi dannosi per i nostri figli, gli insegnanti presenti ieri nell’aula magna della Galilei cambieranno idea. Poco probabile, almeno a giudicare dal dibattito che si è innescato dopo l’intervento del professore genovese, direttore didattico, pedagogo, autore del libro “Basta Compiti” e promotore dell’omonima campagna che ha già raccolto 22.000 adesioni in tutta Italia. Perché com’era facile prevedere la platea eterogenea, fatta di docenti ma anche di molti genitori, si è spaccata. Del resto Parodi non ha usato metafore ne giri di parole per illustrare la fotografia di un sistema-scuola che fa acqua, portando in dote i dati dell’Oms e dell’Ocse. Per dire che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i nostri studenti “sono i più stressati e i più disamorati verso l’istruzione soltanto dopo gli estoni, i greci ed i belgi” e che sono soggetti spesso “a carichi di lavoro domestico soverchianti”.

Insomma - secondo il preside genovese - si danno tanti compiti a casa eppure i risultati non ci sono. Anzi. «I nostri quindicenni, secondo l’Ocse - ricorda Parodi - hanno uno dei tassi più alti di analfabetismo funzionale». E la “nostra scuola vanta il primato di incapacità di compensare le disuguaglianze di partenza”. Parodi ha mostrato un documentario di Michael Moore che chiede al ministro dell’Istruzione finlandese come ha fatto la Finlandia a scalare la graduatoria risultando tra i Paesi più efficaci a livello scolastico. La risposta del ministro è: abbiamo abolito i compiti a casa. Compiti che - per Parodi - sono inutili, nozionistico, non aiutano e sono “antidemocratici” perché avvantaggiano chi è già avvantaggiato, penalizzando chi parte indietro e magari non ha genitori in grado di aiutarlo.

L’intervento del dirigente didattico ligure - iniziativa promossa dal comitato genitori (rappresentato da Deborah Lupini, Renzo Cioni e Alessandro Stefanelli) scatena una valanga di reazioni. Le più disparate. La preside Norma Biasci per esempio, nel condividere la necessità di un dialogo anche su questo tema, tiene a precisare: «La mia scuola non è così come lei l’ha dipinta». E subito le fanno eco alcune insegnanti: «Non mi riconosco - spiega una professoressa con esperienza trentennale - nella descrizione appena fatta della nostra scuola ma più in generale della scuola italiana. Noi oggi abbiamo a che fare con molteplici problemi, con lassi di 27-28 alunni e le assicuro che noi ogni giorno facciamo i salti mortali per cercare di dare una mano a tutti, senza lasciare nessuno indietro».

Parodi invita gli insegnanti a stare sul tema - quello dei compiti a casa - e ricorda che quella fornita non è una sua visione della scuola italiana ma quanto emerge da dati dell’Ocse e studi scientifici.

Che il tema è sentito, tuttavia, lo dimostra l’intervento di una mamma. «Mi è stato detto da una insegnante - racconta - che per fare la lezione a casa basta un’ora. Mi chiedo, ma se per tutte le materie serve un’ora i nostri figli devono stare 5, 6 ore a studiare? E gli spazi per fare altre cose. Ed i momenti per uscire con la famiglia?». Raccoglie applausi. Così come - nel mondo docente - l’intervento di un prof della scuola media Enrico Del Viva: «Faccio outing -dice - io do i compiti a casa. Ma ritengo che non si possa parlare di io, tu, oi. La scuola siamo noi - alunni, insegnanti, genitori - dobbiamo lavorare insieme. Io non voglio vivere in un mondo di contrapposizioni e competizione». Il dibattito prosegue fino a tardi. Parodi domanda agli insegnanti se si chiedono quali sono gli obiettivi dei compiti a casa. Il livello della discussione s’accende. Alla fine, forse, ognuno resta della sua idea. Ma intanto se n’è discusso. Come ha chiesto il comitato dei genitori.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera