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Massimiliano Catarsi sul mitico podio della Parigi-Dakar
Vada: un sogno che si avvera per il ristoratore rallista vadese che ha concluso la corsa più pericolosa del mondo
VADA. Massimiliano Catarsi ha il sorriso di chi sogna quel momento da una vita. Una medaglia al collo che scivola vicino ad un cuore pieno di gioia. La tuta dell’R-Team di Viareggio biancorossa e il suo volto sono sporchi. Sporchi per aver lavorato giorno e notte con la squadra sulla Ford Raptor SVT T2 guidata dal pilota disabile Gianluca Tassi, primo italiano nella storia a concludere la gara, e con il supporto dell’altro membro del team, Alessandro Brufola Casotto.
Entrambi sul podio dell’arrivo della Dakar insieme a Catarsi. Ma c’è anche la polvere sulla tuta, quella che nei momenti più difficili Massimiliano Catarsi, un ristoratore con la passione delle auto e dei rally e il sogno di correre un giorno la corsa più pericolosa al mondo, ha dovuto spalare più volte per non dire addio all’obiettivo di raggiungere il traguardo finale in Argentina. Per uno che ha la sua attività ai Polveroni, però, le sabbie del Sud America non potevano mai essere un problema insormontabile. E quella foto, quel sorriso, quel team speciale illuminato dalla gioia di un’impresa incredibile, è stata condivisa e vista migliaia di volte sui social network. Rimbalzando in tutto il mondo. «Ne abbiamo avuto una dimostrazione a fine gara – spiega Catarsi, rientrato pochi giorni fa dal Sud America -. Si è avvicinato al nostro equipaggio un ragazzo argentino, rimasto paralizzato pochi mesi fa dopo un incidente, esattamente come accaduto alcuni anni fa al nostro pilota Gianluca Tassi. Su Facebook e sul sito della Dakar ha saputo che c’era un pilota italiano, con un equipaggio tutto italiano, che stava gareggiando. Ha iniziato a seguirci. E quando abbiamo finito la corsa ci ha ringraziato personalmente, perché finire la Dakar, una delle gare più dure al mondo, gli ha dato la forza di capire che non deve porsi limiti. Era uno dei nostri obiettivi ad inizio Dakar e questa è sicuramente la vittoria più grande che abbiamo ottenuto».
L’impresa, però, porta la firma di un gruppo di lavoro fantastico. Con Massimiliano Catarsi che ha avuto un ruolo fondamentale. «La navigazione in questa competizione è decisiva, inutile negarlo, ma senza il supporto di tutto l’R-Team e grazie ad un equipaggio straordinario non saremmo riusciti a farcela – dice il vadese -. Le classifiche non contavano nulla, certo, ma arrivare al 42° posto su oltre 95 macchine al via ha dimostrato che ci eravamo preparati al meglio». Una prima settimana di gara più facile, poi dopo il passaggio tra Paraguay e Bolivia la Dakar mostra il suo vero volto. «Alla terz’ultima tappa, in Argentina, ad un certo punto ci siamo persi e poi siamo rimasti bloccati – racconta Catarsi -. Abbiamo tolto sabbia e polvere per almeno venti minuti e se un camion non fosse intervenuto non so come sarebbe finita la nostra corsa. Grazie alla preparazione fisica e mentale siamo riusciti a superare anche quel momento di difficoltà». Fino alla liberazione al traguardo finale di Buenos Aires. «Per me un premio alla carriera – spiega ancora Catarsi -. Ho iniziato con le gare più o meno vent’anni fa con Gianluca Spadazzi. Il sogno è sempre stata la Dakar, e portarla alla fine con un pilota tosto come Gianluca Tassi è stato incredibile. C’è un solo problema – scherza Catarsi -. Adesso voglio tornarci per migliorare questo risultato».
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