Il Tirreno

I compiti a casa? «Sì, senza esagerare toglierli non serve»

Venerdì l’incontro alla Galilei, parlano alcuni insegnanti «Lasciamo sbagliare i ragazzi, così potranno crescere»

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CECINA. Gli insegnanti sono pronti a discuterne, ma la proposta di abolire i compiti a casa non convince del tutto. O perlomeno, non viene ritenuta una ricetta per migliorare l’istruzione scolastica. A due giorni dall’incontro organizzato dal comitato dei genitori della media Galilei con Maurizio Parodi, dirigente scolastico, educatore ed autore del volume “Basta compiti”, abbiamo sentito l’opinione di alcuni docenti. A partire dalla preside della Galilei Norma Biasci che ha dato il via libera all’appuntamento di venerdì nell’aula magna di Palazzi. «Abolire i compiti? Non esistono ricette preconfezionate, bisogna contestualizzare. Non vanno bene gli eccessi in cui si sovraccaricano gli alunni, ma neppure il contrario».

Inizia con un aneddoto Nicoletta Latrofa, cecinese, docente di Lettere e oggi dirigente di due istituti -la media Fattori e l'Isis Mattei (Iti, Ipsia, Alberghiero e Liceo) di Rosignano Solvay. «Io al ginnasio a Livorno avevo una professoressa di latino e greco che ci diceva: oggi pomeriggio il cinema non c'è, quindi che cosa avete da fare? Fate i compiti. E tutti siamo cresciuti facendo questo. Oggi dovrebbe valere il concetto della classe rovesciata: a casa si dovrebbero studiare le nozioni, la scuola invece dovrebbe diventare un momento di scambio di confronto». Il problema? «I nostri ragazzi ma soprattutto i loro genitori dovrebbero avere chiaro quello che è il ruolo fondamentale della scuola altrimenti va a finire che il compito a casa è vissuto come una noia od un fastidio». Le parole chiave, per Latrofa, sono qualità e serietà, non quantità. La dirigente riconosce che il compito degli insegnanti e della scuola in generale deve essere quello di dare motivazioni ed emozioni. «Io dico sempre che oggi la scuola è l'unica agenzia di trasmissione di emozioni, il ruolo fondamentale è l'incontro tra generazioni per acquisire strumenti per poter leggere il futuro». In questo senso il compito a casa deve essere un motivo, anche per l'alunno, per poter sbagliare. «Invece oggi assistiamo a genitori che eseguono i compiti al posto dei figli. Commettendo l'errore di non farli mai crescere perché non danno loro la possibilità di sbagliare. E noi dobbiamo formare giovani che siano in grado di compiere delle scelte».

L’abolizione dei compiti a casa non convince Patrizia Caporali, docente di Lettere oggi in pensione con una lunga esperienza conclusa alla media Fattori di Rosignano. «Per esperienza professionale - spiega Caporali - posso dire che quando lasci per quindici giorni o nei tre mesi delle vacanze estive gli alunni senza fare un minimo di compiti al ritorno in classe trovi la ruggine, non riconoscono più un complemento, non sanno fare l’analisi logica. Certo, i compiti devono essere dati con una certa misura, non condivido anche alcuni miei ex colleghi che subissavano i ragazzi di lezione perché il rischio è che gli stessi si disamorino delle materie. Ritengo poi che ci sia compito e compito: la lezione può essere più o meno affascinante, catturare l’interesse. Quando spiegavo ai miei alunni Leopardi ho sempre cercato di non limitarmi alle pagine del libro o alle opere, ma di abbinare allo studio dell’autore anche un documentario sulla vita o sui luoghi a lui cari per poter coinvolgere i ragazzi».

Paolo Lumini insegna storia dell’arte alla media Galilei. E’ considerato uno sperimentatore anche “un po’ audace” (parole sue). Tuttavia è convinto che si tratti di un discorso di “stile educativo” e ritiene che “un allenamento ci vuole”. «Ben vengano tutte le proposte, se ne discuta. Ma sono convinto che non esistono soluzioni togliendo qualcosa, semmai occorre una via di mezzo». E conclude: «Credo che l’obiettivo della scuola sia trovare uno spirito di ricerca che permetta di valorizzare il lavoro tradizionale con quello sperimentare, trovando un equilibrio».

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