Il Tirreno

Il “gigante buono” che credeva nella fratellanza

Il “gigante buono” che credeva nella fratellanza

Tanta gente al funerale di Luciano Bandini “Lucianone” Il ricordo commosso del sindaco e di tanti “suoi ragazzi”

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CECINA. Sarà difficile dimenticare l'impegno e lo spirito di servizio che per tutta la vita, politica e civile, hanno animato Luciano Bandini, custode e memoria del Pci divenuto nel tempo Partito democratico. Ieri, nella chiesa Santa Famiglia di via Ambrogi, i familiari, i compagni di sezione e poi di circolo, i sindaci e gli amici di una vita lo hanno salutato per l'ultima volta. Don Ruslan Mykhalkiv ne ha ricordato la lezione personale con poche parole, ricordandone l'umanità che sempre lo accompagnava. Sì, perché "Lucianone" era prima di tutto un amico. Il corpo di Bandini sarà cremato, affinché di lui restino le idee che lo hanno contraddistinto in ogni battaglia intrapresa. A spingerlo, ogni volta, non erano interessi personali o spiacevoli scorciatoie, ma gli ideali di uguaglianza e rispetto di spessore diverso dagli scontri e dalle beghe quotidiane. «Non sono italiano - ha detto il sacerdote - ma parlando con alcuni di voi ho appreso quanto fosse apprezzato. La vostra numerosa presenza conferma che gli volevate bene. Era un uomo buono di cuore, e tale rimarrà anche dopo la morte». Proseguendo il viaggio nel regno dei cieli. Dopo le letture dell'assessore Giovanni Salvini, ha preso la parola il sindaco Samuele Lippi. «Credeva nella fratellanza - ha affermato commosso - e si impegnava per costruire un mondo migliore. Per tanti giovani è stato un esempio, oltre che un guardiano di una parte della politica cecinese. Lascia un vuoto incolmabile, perché ha partecipato con passione alla vita civile per realizzare le proprie idee».

Per chi lo ha conosciuto e frequentato resta il "gigante buono", pronto a spendersi per un progetto collettivo senza porsi limiti che non fossero gli interessi di tutti. Edoardo Battini, uno dei suoi ragazzi, lo ha ricordato con una metafora: «Al momento in cui si oltrepassava la porta del circolo, per lui diventavamo persone di famiglia. Insegnava senza parlare, osservava e capiva». Guardia del corpo di Luciano Lama nei turbolenti anni Settanta, animatore delle Feste dell'Unità, operaio dell'azienda Lucchini, delegato della Fiom e tifoso della Fiorentina, lascia mille ricordi. «Grazie Luciano - ha scritto la presidente dell'Arci Claudia Franconi - per averci insegnato che le relazioni umane sono più importanti di quelle del 'bussolo' dei social network. La tua presenza al Meeting europeo antirazzista ci mancherà».

Michele Falorni

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