Il Tirreno

Polline d’api a Cecina scoperto come conservarlo fresco

Una momento della presentazione dei risultati della ricerca
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Una momento della presentazione dei risultati della ricerca

Cecina, al Polo tecnologico Magona i risultati di due anni di ricerca e test, la nuova frontiera è lo sviluppo della tecnologia per dare applicazione ai processi messi a punto

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CECINA. Trovata la soluzione la sfida è quella di sviluppare la tecnologia dei processi di conservazione studiati. Sulla frontiera del trattamento e la conservazione del polline d’api fresco destinato all’alimentazione umana la strada è quella della liofilizzazione e la pastorizzazione, con l’uso delle microonde. Sono questi i due processi sperimentati nei laboratori del Polo tecnologico Magona di Cecina (Cptm) nell’ambito del progetto biennale Proapi. Finanziato con il contributo dalla Regione Toscana, ha coinvolto il Polo Magona con il ruolo di capofila, il dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa, l’Apicoltura Metalori Aldo e l’Associazione Toscana Miele.

L’evento di chiusura si è tenuto l’11 gennaio nella sede del Consorzio di fronte a una platea di addetti ai lavori provenienti da aziende grandi e piccole del settore dell’apicoltura. Due anni di studio e prove di laboratorio hanno permesso di mettere a punto processi innovativi per il trattamento e la conservazione del polline d’api fresco, nell’ottica di preservarne le proprietà funzionali e garantirne la conservabilità e la sicurezza alimentare. Il polline è un integratore alimentare perfettamente bilanciato, ma malgrado l’interesse crescente verso il polline ad oggi non esiste un metodo standard di disidratazione a livello industriale che minimizzi le perdite di valore nutritivo del prodotto commercializzato.

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L’intervento di apertura dell’evento è stato affidato a Cristiano Nicolella, direttore di Cptm e professore del dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Pisa. A seguire, Aldo Metalori, uno dei pionieri e massimi esperti nazionali in questo ambito, ha presentato il quadro della produzione di polline in Italia, mettendo in evidenza le criticità legate sia alla produzione che alla commercializzazione. Mentre la ricercatrice del Cptm Francesca Signorini ha illustrato le attività sperimentali condotte nell’ambito del progetto, che hanno permesso di testare per la prima volta due metodi di disidratazione quali la liofilizzazione e la pastorizzazione con l’uso delle microonde, che consentono di ridurre al minimo le perdite dei componenti nutritivi e mantenere elevate le proprietà nutraceutiche di questo prezioso prodotto della apicoltura, migliorandone al contempo la conservabilità. I risultati analitici ottenuti sui campioni di polline fresco e su quelli trattati con i due metodi di conservazione sono stati descritti dal professor Angelo Canale del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa. Infine, il professor Carlo D’Ascenzi del dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa ha affrontato il tema della sicurezza alimentare del polline.

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