Il Tirreno

Anarchia delle due ruote rottami e sosta selvaggia

di Manolo Morandini

Da più di un anno un’ordinanza ha stabilito il divieto di sosta con rimozione Niente è cambiato nel centro della città, dopo i controlli tutto torna come prima

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CECINA. Decine. Attaccate ai pali, alle rastrelliere, alle recinzioni. Ce ne sono di tutti i tipi nelle piazze nel cuore di Cecina. Bici da corsa, da passeggio, mountain bike. Contorte, senza sella, senza ruote. Scheletri che fanno il paio con quelle assicurate, con tanto di solida catena, dove non si potrebbe. Tutte fuori posto stando all’ordinanza del sindaco Samuele Lippi che da più di un anno ha dichiarato guerra agli indisciplinati delle due ruote, la numero 40 del 2015. Una stima su tutto il territorio comunale è quasi impossibile. Per il polso della situazione. E dell’effettivo contrasto a ciò che è stato bollato come degrado è sufficiente gettare uno sguardo nel cuore della città. Tra le piazze della Libertà, della Stazione e Gramsci. Più di avvicini ai binari e più il fenomeno è evidente.

Alla stazione i pendolari arrivano in bici per partire in tutta fretta col treno. Non hanno tempo da perdere. Tanto che le biciclette si trovano assicurate a tutti i pali e alle recinzioni disponibili. Ed esauriti gli spazi nella piazza l’onda si sfoga in quella attigua, su piazza Gramsci. E in questi luoghi più che altrove si ha la misura della scarsità di rastrelliere. Soprattutto a fronte di un’ordinanza che fissa il divieto con tanto di rimozione. In piazza della Stazione una delle tre rastrelliere è ingombra di carcasse che col tempo sembrano essersi fuse col paesaggio urbano. Rottami che rischiano di diventare un richiamo per altri abbandoni. Fino a creare quella piccola discarica che in parte ha già preso forma in cui si notano anche un carrello di un supermercato e un passeggino, con la seduta ormai occupata dagli aghi caduti dai pini.

L’ultima operazioni di rimozione dei rottami risale a prima dell’estate. Sul campo è necessario schierare gli agenti della polizia municipale e gli operai del comune che caricano le bici sul camion per trasferirle al deposito comunale. «Una decina che potevano essere sistemate in estate durante il Meeting antirazzista dell’Arci sono state consegnate ai richiedenti asilo che sono in strutture del nostro territorio per garantire loro un minimo di mobilità – dice l’assessore alal Qualità della vita Giovanni Salvini –. Per entrarne in possesso abbiamo fatto il regolamento sugli oggetti smarriti».

Se la bici è inutilizzabile viene equiparata a un rottame. E scatta la rimozione, anche se si trovano negli spazi deputati alla sosta. Più articolata è la casistica delle due ruote in divieto di sosta. Quelle depositate al di fuori delle rastrelliere, fissate agli arredi pubblici o ai monumenti. Queste dovrebbero essere rimosse e portate in deposito gratuito ai magazzini comunali di via Volta, dove sono custodite per trenta giorni. Poi se il proprietario non reclama la restituzione vengono rottamate. Per riaverla, invece, si deve dimostrare la proprietà della bici con la chiave del lucchetto o la combinazione per l’apertura della chiusura, salvo pagare per la rimozione e la sosta in divieto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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