Il Tirreno

Il vescovo delude le attese dei parrocchiani

Il vescovo delude le attese dei parrocchiani

Arrivato a Montescudaio per celebrare la messa domenicale non chiarisce l’addio di don Lorenzo

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MONTESCUDAIO. Non è semplice spiegare ai fedeli cos’è successo al parroco di Montescudaio e Casale Marittimo, don Lorenzo Magini. I parrocchiani si aspettavano che alla messa delle 11,30 di domenica 8 gennaio il vescovo di Volterra, monsignor Alberto Silvani, aprisse almeno in parte il delicato argomento. Invece, niente è stato detto, tanto che alla fine della funzione i presenti sono usciti rammaricati, scossi e con più dubbi.

Prima di lasciare l'abbazia di Santa Maria Assunta, vari parrocchiani si sono però fermati a paralare, chiedendosi come mai il problema non sia stato nemmeno sfiorato. È difficile fare finta di niente, commentavano alcuni signori di buona mattina nel bar del paese. La storia è nota e qualcuno, davanti a una tazza di caffè, ha ricordato che dal 1997 a oggi tra il verde e la quiete di queste colline sono stati sostituiti dieci parroci. Uno ogni due anni. Troppi, ha sussurrato un anziano signore ripercorrendo la storia religiosa di Montescudaio dove peraltro le soddisfazioni non sono mancate e il restauro della chiesa è piaciuto.

A scuotere questo paesino tranquillo è la vicenda di don Lorenzo, 37 anni, e la sua richiesta di sospensione inviata al vescovo per lettera il mese scorso. Alle 11,30 in punto, la messa è iniziata. Ad accompagnare il vescovo c’era don Marco Fabbri, parroco a Cecina. Il coro è stato splendido, perché ha recitato i testi sacri e cantato il Padre nostro accompagnato dal pianoforte regalando momenti di gioia e di riflessione ai presenti.

Non è un giorno come gli altri, ha ricordato don Alberto Silvani, in quanto l’8 gennaio è la domenica che conclude il Natale aprendo al periodo di predicazione e missione di Gesù. Sono poi seguite, secondo la liturgia, le letture dal libro del profeta Isaia e dal Vangelo secondo Matteo. I fedeli, come sempre, hanno seguito con attenzione le parole del vescovo e di don Marco. Non credevano, però, che la funzione religiosa terminasse senza il minimo accenno, perché la comunità intera cerca una risposta e non le piace che l’abbazia non abbia un sacerdote ufficiale. Insomma, chi c’era si augurava che il vescovo, scegliendo le parole giuste visto il delicato passaggio, aprisse almeno l’argomento e fornisse uno spunto se non proprio una risposta. Invece, niente. Nemmeno una parola.

Michele Falorni

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