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Nella “fabbrica” dei pasti mano tesa a chi ha bisogno
Un centinaio le persone aiutate dalla rete del Buon Samaritano gestita dall’Auser Il presidente Bernardo: «Serve una soluzione per quando le scuole chiudono»
CECINA. Una piccola squadra volontari e un furgone refrigerato con cui fanno il giro delle mense scolastiche. Così per mano dell’Auser di Cecina viene salvato tutto ciò che non è stato consumato dai bambini. Cibo che diventa una risorsa preziosa per chi non può permettersi un pasto caldo. I percorsi del Buon Samaritano, dal nome della legge 155 del 2003, passano anche dagli scaffali dei supermercati dove si recuperano gli alimenti deperibili prossimi alla scadenza. Un tesoretto, a cui si aggiungono i venti pasti completi che la Serenissima Ristorazione, che gestisce l’appalto per le mense scolastiche cecinesi, si è impegnata a mettere a disposizione quotidianamente del Comune.
Sfugge agli occhi dei più. Eppure c’è una rete solidale capace di pensare e dare gambe a progetti che trasformano in materie preziose ciò che fino ad alcuni anni fa era destinato alla pattumiera. Non si tratta di scarti, ma di un eccesso d’offerta buono tanto quello che viene servito e consumato sulle tavole delle quattordici mense che aderiscono al progetto.
I tempi sono serrati. Dalle 13 alle 13,50 la squadra dei volontari si muove seguendo il calendario dei giorni in cui le mense sono aperte. La pesca in genere frutta una trentina di pasti completi al giorno, dal lunedì al venerdì. Quando la scuola chiude tutto si ferma. Ma non il bisogno di chi da questo piccolo esercito riceve un aiuto concreto. «Da ogni vaschetta di cibo si possono ricavare tre porzioni – spiega il presidente dell’Auser Giuseppe Bernardo –. E poi si devono aggiungere tanti yogurt o budini, tantissima frutta, kiwi, arance, mele, banane, e una gran quantità di pane». Che aggiunge: «Dobbiamo eseguire rigidi controlli qualitativi per garantire che non venga interrotta la catena del freddo. Per questo utilizziamo contenitori termici e il furgone ha la cella refrigerata».
Il meccanismo è oliato. Le Onlus che recuperano cibo, in base alla legge 155, per consegnarlo alle persone indigenti non sono tenute all’osservanza delle norme sulla sicurezza dei prodotti alimentari, perché equiparate al consumatore finale. Insomma, è tutto più semplice. Quando le addette alla mensa vedono che i volontari Auser ritardano invece di chiudere la porta li aspettano. Chi partecipa al recupero è pienamente cosciente del valore del Buon samaritano. «Per molte persone quello che recuperiamo è l’unico modo per consumare un pasto caldo», sottolinea Bernardo.
Che cosa succede per le vacanze di Natale? Il bisogno non chiude e all’Auser lo sanno bene. «Alla Società della salute abbiamo proposto di attivarsi per collaborare con la mensa dell’ospedale, che in questo senso potrebbe essere una risorsa dato che quotidianamente vengono rimandati in dietro dai reparti pasti non consumati e ancora sigillati».
I numeri sono impressionanti. Sono un centinaio le persone, tra cui molte famiglie con bambini, che si appoggiano al Buon samaritano. «Non sempre riusciamo a vincere la barriera della vergogna per cui c’è che rifiuta di ritirare il pasto caldo oppure quando si portano a domicilio chiedono di non farsi notare. C’è anche chi ha scelto di venire direttamente alla nostra sede – conclude il presidente Auser –. È molto più semplice invece consegnare i pacchi alimentari».
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