Il Tirreno

Degrado in via Boccaccio la soluzione è solo a metà

di Manolo Morandini
Degrado in via Boccaccio la soluzione è solo a metà

Al via i lavori per sistemare il manto stradale e una parte dei marciapiedi Ancora da definire il futuro della palazzina comunale, inagibile dal 2006

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CECINA. Novità. «Si sono accorti di via Boccaccio». Ed è un coro a più voci. A parlare è chi negli anni non ha mai smesso di segnalare le condizioni di degrado in cui versa questa strada che incrocia la centrale via Manzoni, alle spalle di piazza Carducci. È del 28 dicembre la determina del Comune di Cecina con cui vengono assegnati i lavori di rifacimento e bonifica del manto stradale e di parte dei marciapiedi. Resta tutto da scrivere, invece, il futuro della palazzina comunale di due piani dichiarata inagibile e sgomberata nel 2006. Un tempo c’erano gli uffici. Poi l’immobile doveva passare di mano, ma l’operazione del 2009 si è incagliata al preliminare. Quei muri cadenti restano la fotografia di un flop.

Il cantiere. Il cantiere per il rifacimento e la bonifica del manto stradale e di parte dei marciapiedi di via Boccaccio è affidato alla ditta Fratelli Berti di Livorno che si è aggiudicata l’asta con un ribasso del 21,27%. La spesa per il Comune è di 54.878,58 euro. Il progetto, curato dai tecnici comunali, prevede di rimediare ai pericoli creati dalle radici dei pini che costeggiano sui due lati la carreggiata. L’asfalto dove non manca sembra in lotta per resistere alla spinta verso l’alto delle radici. Risultato: dossi. Terreno sconnesso per pedoni e auto. Anche i marciapiedi sono disseminati di buche e segnati dai cordoli sconnessi. I lavori di bonifica stradale prevedono di rasare e fresare le radici sporgenti. La posa di nuovo asfalto e la sistemazione dei marciapiedi nei tratti più malmessi. Negli anni più di un residente in via Boccaccio all’esterno della casa si è risolto a mettere una luce che dà sulla strada, in modo da illuminare gli ostacoli.

La palazzina. Dal marciapiede di via Boccaccio si apre la vista sul degrado e l’abbandono di quella palazzina di due piani dichiarata inagibile e sgomberata nel 2006. L’operazione immobiliare si è trasformata in un flop. Tanto che da via Boccaccio si è finiti dritti in un’aula del Tribunale di Livorno.

L’acquirente dell’immobile, la Cooper Livorno Spa ha chiamato in causa il Comune di Cecina per riprendersi l’acconto di 400.000 euro versato a fine 2009 come anticipo a fronte dell’acquisto degli ex uffici comunali per 1.485.000 euro.

Sul piatto c’è anche dell’altro. La Società labronica chiede anche la condanna dell’ente al risarcimento dei danni per non aver dato corso all’operazione che prevedeva di costruire 22 appartamenti ex novo al posto di quella palazzina di due piani.

Lo stallo è arrivato in scia al preliminare. Quei 1.873 metri quadrati nei tre piani previsti dal regolamento urbanistico al posto di quell’immobile non ci stanno. Eppure c’è una perizia, in cui si attesta che la superficie lorda di pavimento è di 1.373 metri quadrati ai quali l’aggiudicatario potrà aggiungerne altri 500 per un totale di 1.873 metri quadrati. Tanto che la Cooper presenta un progetto su 4 piani, approvato dalla commissione urbanistica nel 2010. Ma il cantiere non è mai stato aperto.

Il doppio binario. Il 2017, salvo novità, per l’amministrazione comunale è l’anno in cui la palazzina sarà messa di nuovo sul mercato. «L’immobile è nella piena disponibilità del Comune – dice l’assessore al Bilancio Federico Cartei –. La vicenda giudiziaria riguarda la caparra versata all’ente dalla Cooper, che non accampa diritti sull’edificio».

La giunta prova ad avanzare su un doppio binario. La vendita dell’immobile è tutt’altro che certa, per quei 740 metri quadrati la base d’asta dovrebbe essere di 1.485.000 euro. «L’asta ha per sua natura dei tempi lunghi ed è tutt’altro che scontato il risultato», sottolinea Cartei. Da qui l’altro binario. La giuna e gli uffici sono al lavoro per trovare una composizione in via extragiudiziale della querelle con la Cooper Livorno Spa. Materia dell’accordo sia la cifra richiesta, quei 400.000 euro che potrebbero mettere in affanno le casse comunali, puntando a una riduzione delle pretese con la possibilità di rinverdire l’interesse della Società per l’operazione immobiliare rimodulando le originarie previsioni per rendere sostenibile e conveniente l’operazione, anche alla luce dello stato in cui versa il mercato immobiliare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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