Il presidio
Il giovane parroco lascia e in paese scoppia il caso
Montescudaio: don Lorenzo ha chiesto un periodo di sospensione. Volantini anonimi accusano: “L’avete fatto andare via”
MONTESCUDAIO. Non se lo aspettavano i parrocchiani di Montescudaio e Casale Marittimo: don Lorenzo Magini, il sacerdote 37enne che fino all’11 dicembre ha retto le due parrocchie collinari, se n’è andato. Secondo la comunità locale potrebbe aver deciso di lasciare l’abito talare per tornare alla vita laicale, ma per il momento la motivazione ufficiale è interlocutoria: una richiesta di “sospensione” dall’attività di parroco, indirizzata al vescovo; una sorta di periodo di riflessione “per alcune difficoltà spirituali e materiali”, come si legge nella lettera che monsignor Alberto Silvani, vescovo di Volterra, ha indirizzato ai fedeli, e che è stata affissa sulla porta della chiesa di Montescudaio.
Lettera in cui il vescovo si rivolge ai fedeli dicendo di comprendere il loro disagio, ma bacchetta anche la comunità locale per le “manie di grandezza”, riferite probabilmente alla decisione di ampliare la chiesa, che ha reso necessaria l’acquisizione di un mutuo. Don Lorenzo, nativo di Gerfalco, piccolo paese nella provincia di Grosseto, ha svolto i suoi studi seminaristici a Firenze, a fianco di don Valentino Cheli. Nominato sacerdote nel 2009, è stato assegnato alla parrocchia di Montescudaio nel maggio di due anni dopo.
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Ha celebrato l’ultima messa domenica 11 dicembre. Nei giorni successivi la convocazione del consiglio pastorale, che il parroco di Cecina don Marco Fabbri ha informato della decisione di don Lorenzo. Comunicando che, su incarico del vescovo, il servizio pastorale per il momento sarà garantito dai parroci vicini.
Ma il caso ha avuto un’evoluzione negli ultimi giorni, con il riacuirsi dei vecchi “veleni” montescudaini. Il paese ha infatti una tradizione di “corvi” che in alcune situazioni si fanno vivi con volantini e lettere anonime. Proprio ieri sono comparsi dei volantini nella piazza con lo stemma del Comune e la scritta “Regno di Montescudaio”, in cui si accusano alcune persone che animano la comunità parrocchiale di aver provocato la “rottura” col parroco inducendolo ad andare via.
Accuse neppure tanto velate, anche se si usano nomignoli o soprannomi delle persone indicate, perché nella piccola comunità tutti li conoscono e sanno a chi sono rivolti. In particolare nel volantino si fa riferimento al “Governatore della Compagnia”. A Montescudaio esiste un’attiva confraternita religiosa: la Compagnia della Santissima Annunziata. Ai suoi animatori l’anonimo imputa l’allontanamento del giovane abate, “reo - si legge nel volantino - di resistere alla volontà e alle iniziative del governatore e dei suoi adepti”
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