Il Tirreno

Meningite, è grave in Rianimazione

di Anna Cecchini
Meningite, è grave in Rianimazione

L’uomo, un cecinese di 62 anni, è ricoverato a Livorno. L’Asl tranquillizza: «Non è il tipo C, nessun pericolo di contagio»

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CECINA. Ricoverato in Rianimazione a causa della meningite pneumococcica. La malattia, lo ricordiamo, niente ha a che vedere con la meningite di tipo C che da ormai due anni miete vittime in Toscana.

Fatto sta che in città, visto il precedente caso della ragazza di 21 anni che invece aveva contratto proprio la meningite C del cosiddetto ceppo toscano St11, si è scatenato l’allarme. Un allarme immotivato (lo spieghiamo nell’articolo a fianco, ndr), dato che la meningite pneumococcica è una malattia infettiva scarsamente trasmissibile. Infatti l’azienda sanitaria non ha previsto alcuna profilassi per i parenti o le altre persone che nei giorni scorsi sono entrate in contatto con il 62enne.

L’uomo, come ricorda Paolo Pennati, primario del pronto soccorso di Cecina, «è arrivato da noi nel pomeriggio di mercoledì con febbre alta e un problema di alterazione dello stato di coscienza». È chiaro che i medici, vista la sintomatologia del paziente, hanno ipotizzato che potesse trattarsi di meningite.

«È stato effettuato - prosegue Pennati - il prelievo del liquido cefalorachidiale e la sera stessa l’uomo è stato trasferito a Malattie infettive a Livorno. Poco dopo è arrivato il risultato del prelievo, che ha confermato la meningite da pneumococco».

Una volta giunto all’ospedale di Livorno, il 62enne è stato preso in cura dallo staff medico del dottor Spartaco Sani, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale del capoluogo. È stato sottoposto alla necessaria terapia antibiotica e, a scopo precauzionale, è stato deciso di trasferirlo in Rianimazione. Ieri sera le sue condizioni, dopo un giorno di terapia, erano ancora gravi anche se stabili, e la prognosi riservata. «Le meningiti pneumococciche - dice Sani - sono forme gravi. Le funzioni vitali dell’uomo al momento non sono compromesse e quindi siamo fiduciosi, ma certo si tratta di una malattia grave».

Quella contratta dal cecinese è una forma di meningite che non presenta particolari rischi di contagio e per questo motivo, a differenza della forma meningococcica, non è stata prevista una profilassi obbligatoria per tutti coloro che sono stati a contatto con lei.

Ad impensierire i familiari del 62enne, molto conosciuto a Cecina, mercoledì sono stati non solo la febbre alta, ma anche i dolori in tutto il corpo e l’iniziale perdita di coscienza. Al pronto soccorso cecinese è apparso chiaro che i sintomi potevano essere compatibili con una meningite. L’esame del liquido cefalorachidiale ha confermato che si trattava di meningite pneumococcica, una malattia infettiva delle meningi potenzialmente letale causata da Streptococcus pneumoniae e che - specie per i pazienti adulti - è la seconda forma più comune di meningite dopo quella da meningococco.

Un’infezione, però, che non va confusa con la meningite di tipo C. «Perché si instauri la meningite da pneumococco - spiega Pennati - bisogna avere infezioni di altro tipo». Le più comuni sono otiti o sinusiti. I batteri di questi focolai infettivi possono diffondersi e dare origine alla meningite.

Nel caso specifico, resta da capire con chiarezza che tipo di infezione avesse il 62enne cecinese e come sia poi “degenerata” fino a provocargli la meningite.

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