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Irregolarità alla mensa i genitori parte civile

Irregolarità alla mensa i genitori parte civile

San Vincenzo, la Commissione raccoglie le adesioni per la costituzione in giudizio Alla società Vivenda vengono contestate irregolarità nella fornitura dei pasti

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SAN VINCENZO. Adesioni in corso. Obiettivo: far valere le ragioni dei genitori dei bambini che usufruiscono del servizio mensa scolastica nel processo penale a carico della Vivenda Spa che si è aperto al Tribunale di Livorno. La società è imputata a seguito dei riscontri dei tecnici del dipartimento Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) del Ministero delle Politiche agricole e forestali. Inadempienze emerse in un sopralluogo di gennaio 2015 nella cucina della mensa che sforna pasti per i bambini della materna, elementari e i ragazzi delle medie. La scelta di accodarsi al Comune di San Vincenzo che nel procedimento si è costituito in giudizio come parte offesa è caldeggiata dai rappresentanti della Commissione mensa.

«La volontà di aderire alla costituzione come parte civile, o parte lesa, nel procedimento penale che vede coinvolta Vivenda Spa, per la fornitura di cibo non conforme al capitolato della nostra mensa scolastica deve essere formalizzata in tempi stretti», afferma Alessio Landi a nome della Commissione. Il processo inizierà il 23 dicembre a Livorno, «ma entro il 9 dicembre dobbiamo confermare la volontà di partecipare al procedimento per dare modo agli avvocati di predisporre e far firmare le procure. È possibile farlo telefonando al 3409605227 oppure scrivendo una e-mail all’indirizzo alessiolandi1966@gmail.com. Già un gruppo di persone ha aderito e più siamo minore sarà la spesa da sostenere».

Pasti non corrispondenti a quanto dichiarato. Nasce da qui il rinvio a giudizio. «L’obiettivo non è di recuperare dei soldi ma di dare un segnale netto e affermare un principio di rispetto di quanto definito nel capitolato che garantiva ai genitori la somministrazione di cibo di una determinata qualità».

Il verbale dell’Ispettorato su cui si basa il processo non è noto. Dall’amministrazione comunale le uniche indicazioni riguardano il fatto che nel piatto veniva servito come prosciutto crudo di Parma. Anche nel conto per il Comune il prezzo era quello ma la qualità accertata nel sopralluogo si è rivelata un’altra. Al pari della frutta e della verdura, che avrebbero dovuto essere di origine biologica. E delle carni bovine, avicole e suine per qualità, origine e provenienza diverse da quelle dichiarate.(m.m.)

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