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Rugbisti in mutande, battesimo in nave
Il rito goliardico in mezzo ai passeggeri per tre giocatori che hanno esordito in prima squadra
CECINA. Prima hanno condiviso mete, quelle fatte (10) e quelle subite (28). I tanti placcaggi e l’amaro di una sconfitta, arrivata sul campo dell’Elba Rugby. Sapevano però che la loro partita non si è chiusa con il terzo tempo. L’esordio nella squadra degli Emergenti Cecina prevede un rito per sancire il benvenuto nella famiglia rossoblù. E così è stato per i tre esordienti, lasciati in mutande dagli altri compagni nel viaggio in nave da Portoferraio a Piombino. Un battesimo in slip, sotto gli sguardi da prima increduli e poi divertiti degli altri passeggeri.
Il benvenuto in squadra prevede un rito. Fa parte della tradizione del rugby come in molti altri ambienti in cui è forte lo spirito cameratesco tra gli appartenenti. «Niente di volgare», racconta chi ha assistito alla scena da una poltroncina defilata. «Tra i passeggeri si è creato un clima divertito e partecipe, con alcuni accompagnatori che si prodigavano ad informarli che si stava celebrando un rito d’iniziazione per i loro esordio in prima squadra».
Se lo aspettavano. Ma non sapevano che sarebbe accaduto in nave. E soprattutto come. In mutande. Sotto gli sguardi divertiti degli altri passeggeri. Si sono mossi in una sorta di sfilata da poppa a prua, tra le poltroncine. Faticando a trattenere un imbarazzo divertito.
«Il bullismo è un’altra cosa, si tratta di un rito goliardico – afferma il dirigente sportivo dei rossoblù Maurizio Crecchi –. Da cinquant’anni chi esordisce in prima squadra viene sottoposto a un rito che non è mai lo stesso. Può essere una rasatura particolare dei capelli oppure il dover fare uno scherzo a un estraneo. È una tradizione del Rugby Cecina, ma chi vuole può benissimo rifiutarsi di farlo». Che aggiunge: «Non raccontiamo di questi riti perché da fuori potrebbero essere definiti atti di bullismo ma solo se non si è avuto a che fare con un’esperienza forte e formativa com’è il rugby». (m.m.)
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