Il Tirreno

Vita indipendente tra mille ostacoli

di Leondina Marulli
Vita indipendente tra mille ostacoli

Disabili: 30 persone coinvolte, l’incognita dei finanziamenti «In ospedale i letti elettrici non sono adatti ai nostri bisogni»

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CECINA. «Sono alti i letti elettrici in dotazione all’ospedale e per salire c’è bisogno dell’aiuto di almeno tre persone». La presidente dell’associazione Vita indipendente della Bassa Val di Cecina, Vincenza Zagaria torna sul punto e lo fa insieme ai soci del sodalizio, per la maggior parte costretti sulla sedia a rotelle o con problemi deambulatori. «Su questo argomento abbiamo fatto un esposto al direttore dell’ospedale, inviandogli anche un protocollo scritto da noi, chiedendo inoltre che potessero essere presenti i nostri familiari o coloro che ci prestano assistenza durante le visite perché sanno come muoverci, come relazionarsi con noi e conoscono il nostro corpo. Anche questo però è rimasto lettera morta».

«Qual è il costo che lo Stato affronta per utilizzare un’ambulanza e raggiungere, per esempio, il centro spinale di Firenze per una visita? Il nostro obiettivo e quello dell’associazione è di evitare di pesare sulle casse dello Stato ed essere indipendenti», sottolinea la presidente Zagaria. Tante le domande che rivolgono alle istituzioni pubbliche. Oltre alla richiesta di servizi che dovrebbero essere garantiti, come se la disabilità non fosse una condizione sufficiente.

Nel progetto, sperimentato nella Bassa Val di Cecina dal 2011, sono attualmente coinvolte trenta persone portatrici di handicap ed altre 14 sono in lista d’attesa «a causa della mancanza di fondi. Un progetto che è ancora in fase sperimentale, che stenta a trasformarsi in una legge, nazionale o regionale, per cui ogni anno a dicembre non sappiamo se i fondi collegati al progetto saranno disponibili o meno per l’anno successivo», dice Zagaria. Fondi con i quali è possibile assumere una persona da dedicare all’assistenza, con i quali è possibile condurre una vita indipendente e magari spostarsi con i propri mezzi per raggiungere l’ospedale «per fare le terapie senza aspettare la Pubblica assistenza, che, oltre a costituire un costo per le casse regionali, spesso a causa di emergenze accumula un ritardo tale per cui le terapie programmate devono essere prenotate di nuovo. Magari dopo aver fatto un viaggio di 80 chilometri. Questo perché i Comuni della Bassa Val di Cecina hanno stipulato una convenzione con la Pubblica assistenza senza interpellarci, pensando di risolvere così il problema».

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