Il Tirreno

Famiglie sul lastrico, si apre il processo

di Maria Meini
Famiglie sul lastrico, si apre il processo

Imputati per appropriazione indebita in concorso la mamma e il fratello di Luca Moretti, la difesa chiede la messa alla prova

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CECINA. Beffati dal commercialista che si era intascato i soldi dei pagamenti e delle tasse. Un caso drammatico, che nel 2012 destò scalpore a Cecina. Un dramma nel dramma. Perché il commercialista, Luca Moretti, che all’epoca aveva 42 anni, si uccise. Perché le famiglie truffate erano tante, e si costituirono in comitato: alcune hanno dovuto vendere la casa o un’attività commerciale per rifondere il debito lasciato dal professionista. Sono riuscite però, grazie anche all’aiuto dell’allora sindaco Stefano Benedetti che sottopose il loro caso al prefetto, ad ottenere dall’Agenzia delle entrate la sospensione delle sanzioni.

Ieri la vicenda è arrivata in aula: davanti al giudice Elena Nadile, del tribunale di Livorno, si è aperta infatti la prima udienza del procedimento a carico della mamma e del fratello di Luca Moretti: Franca Carugi, pensionata, che all’epoca dei fatti era funzionaria dell’Agenzia delle entrate di Livorno, e Filippo Moretti, che collaborava nello studio del fratello, rinviati a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita in concorso. Il pubblico ministero (ieri mattina era sostituito da un collega) che ha seguito le indagini è il dottor Massimo Mannucci della procura livornese.

Sedici le famiglie che si sono costituite parte civile, la maggior parte (tredici) delle quali tutelata dall’avvocato Marco Musotto del Foro di Livorno.

I due imputati sono seguiti dall’avvocato Roberto Nuti, con studio a Milano e a Cecina. Il legale ha chiesto la sospensione del procedimento, presentando istanza di messa alla prova. Un nuovo istituto processuale, in base al quale l'imputato viene affidato all'ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) per lo svolgimento di un programma di rieducazione «che preveda come attività obbligatorie l’esecuzione di lavoro di pubblica utilità» in favore della collettività. L’art. 168/bis prevede inoltre il risarcimento del danno cagionato e, ove possibile, l’attività di mediazione con la vittima del reato. Il programma può definire l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali... Le parti civili hanno chiesto che la messa alla prova sia subordinata al risarcimento del danno. Non ancora ufficialmente quantificato, si parla comunque di centinaia di migliaia di euro. Risarcimento che non potrà essere integrale, sostiene l’avvocato della difesa, sottolineando che gli imputati sono “in concorso”, a causa del decesso del responsabile.

Il giudice ha fatto mettere a verbale la richiesta delle parti civili, dando mandato all’Uepe di definire i termini della proposta di messa alla prova. La dottoressa Nadile ha quindi aggiornato l’udienza al 25 maggio 2017, per decidere circa l'ammissibilità dell'istanza degli imputati.

Per le famiglie coinvolte nell’ammanco uno spiraglio in una vicenda drammatica, che ha obbligato alcune di loro anche a scelte pesanti, come la vendita di immobili di proprietà, per rifondere i (loro) soldi che il commercialista non ha versato al fisco. Sono una ventina tra artigiani, commercianti, professionisti, piccoli imprenditori ma anche casalinghe e pensionati. Sono riusciti, attraverso il comitato “Clienti studio Moretti”, ad ottenere la sospensione delle sanzioni, che si augurano, divenga definitiva al termine del processo. Nel 2013 il comitato fu ricevuto dal prefetto di Livorno e il caso approdò in Parlamento con un'interrogazione rivolta dal deputato Achille Totaro (Fratelli d'Italia) al ministro dell'Economia e delle Finanze.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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