Soda ed energia, 115 milioni
Nuovi investimenti. Arriva Siad, catturerà la CO2: lavoro per 60-80 addetti
di ANDREA ROCCHI
La novità più importante si chiama Siad, acronimo che sta per società italiana acetilene e derivati. Ha sede a Bergamo rappresenta un gruppo chimico che opera nei settori gas industriali, ingegneria, healthcare, servizi e beni industriali. Entro il 2017 ritirerà la concessione per insediare nei 27 ettari del parco industriale Solvay uno stabilimento per la cattura dell'anidride carbonica e la produzione di azoto. Un impianto a ciclo continuo dal momento che la CO2 immagazzinata sarà riutilizzata da Solvay nel processo di produzione della soda (Solvay che oggi deve acquistare anidride carbonica, peraltro emessa in atmosfera da alcune fabbricazioni, dallo stabilimento di Ferrara o dall'Ungheria). A regime il nuovo stabilimento da 40.000 tonnellate di CO2 garantirà - è stato assicurato ieri nella foresteria Solvay in via Piave - occupazione a 60-80 persone. L'investimento è di 40 milioni, l'iter è già avviato. Lo stesso presidente della Regione . Enrico Rossi ha assicurato che nel 2017 si completerà l'istruttoria per l'autorizzazione.
Il protocollo d'intesa siglato mercoledì al Mise di Roma (presenti oltre a Rossi il sottosegretario allo sviluppo economico Ivan Scalfarotto, l'ad di Solvay Group Jean Pierre Clamadieu, i direttori di Solvay Italia e Rosignano Marco Colatarci e Davide Papavero col sindaco di Rosignano Alessandro Franchi) serve a mettere un punto fermo dopo cinque anni vissuti "pericolosamente" all’ombra delle ciminiere, con la crisi del 2011, il rischio della chiusura della sodiera locale ed il piano di riorganizzazione che ha portato all'uscita dallo stabilimento di 70 dipendenti. Rossi e Franchi, ieri, lo hanno ricordato: Rosignano ha rischiato seriamente di perdere la Solvay.
Oggi, 2 dicembre 2016, lo scenario è cambiato, la grande paura dell’epilogo della soda rosignanese sembra definitivamente scongiurata. Certo, Solvay può dire grazie all’azione messa in campo per gli sconti sui costi dell’energia dopo l’allarme lanciato con l’insediamento del nuovo direttore Davide Papavero per la scadenza dei cosiddetti Cip 6. La fabbrica energivora si sarebbe trovata a pagare prezzi ritenuti insostenibili. E così, dopo l’avvio di un tavolo di concertazione (Regione, Comune e Solvay) spostato su Roma (Mise), ecco partorita l’intesa. 115 milioni di investimenti, agevolazioni pubbliche all’azienda per 108 milioni (10,8 l’anno) fino al 2026. Si tratta di sconti nei costi di trasporto, nei tassi dei finanziamenti della Banca Europea e l’esenzione dell’addizionale regionale sul gas per gli impianti di cogenerazione. Solvay, d’altro canto, ha dalla sua il fatto di aver creduto in Rosignano dopo il taglio di altre sodiere e, con una partita ambientale aperta, ha assicurato investimenti che dovrebbero avere ricadute anche in termini di sostenibilità.
Sono stati ricordati dal direttore Papavero: «Abbiamo due anni per fare un sacco di cose». Intanto 13 mesi per costruire la nuova centrale Rosen con l’acquisto di una nuova turbina e il rifacimento dell’impianto. L’efficienza passerà dal 60 al 90% e l’intervento costerà 40 milioni. L’investimento di Siad consentirà di trattare 40.000 tonnellate di anidride carbonica che Solvay riutilizzerà secondo uno schema a ciclo continuo. Ciò dovrebbe garantire miglioramenti nella produzione di bicarbonato («ne produrremo 30.000 tonnellate in più», ha detto Papavero).
Poi c’è il raddoppio dell’impianto di acqua ossigenata purissima, destinata al mercato dell’elettronica. Attualmente sono state realizzate due linee, nel 2017 le linee diventeranno quattro. Qui il costo dell’operazione è di circa 20 milioni. E poi c’è l’efficientamento della sodiera. Solvay parla di “Progetto Salina” che prevede investimenti di 12 e 2,7 miliooni rispettivamente per la costruzione del nuovo impianto di trattamento degli effluenti liquidi della sodiera e la realizzazione di una nuova torre di raffreddamento. Il Progetto Salina dovrebbe consentire alla Solvay di abbattere il tenore di ammoniaca e metalli pesanti emessi appunto dalla sodiera ed abbattere i consumi di vapore, sale e acqua. Si prevede anche la sostituzione dell’attuale torre di raffreddamento dell’acqua dolce, che risale agli anni ’50, con una nuova torre che sarà meno impattante dal punto di vista visivo, ridurra del 10% il consumo di energia e permetterà all’azienda di risparmiare 470 tonnellate di vapore all’anno.
Interventi che rafforzeranno la sodiera come cuore pulsate della produzione Solvay. Colatarci ha parlato di soda che servirà il mercato interno ma che - grazie alla sinergia col porto di Livorno (aspettando il Progetto Darsena, ha ricordato il direttore di Solvay Italia) sarà il prodotto per un hub dell’esportazione. I numeri sottolineati dal direttore Papavero sono incoraggianti: «Consolidare la sodiera sulle 670mila tonnellate l’anno e rafforzare l’export grazie anche ai vantaggi offerti dal porto di Livorno. Situazione che ci ha consentito di fare 8000 container solo l’anno scorso in partenza, soprattutto, per il Sud e Centro America».
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