Il Tirreno

Rumori e vapore i miei compagni per 8 ore in fabbrica

Andrea Rocchi
Bagnoli ed un collega di lavoro ai Clorometani
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Bagnoli ed un collega di lavoro ai Clorometani

Viaggio nel mondo della notte ed i suoi protagonisti: il turnista

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ROSIGNANO. Prima di tutto è il rumore. Il sibilo delle pompe, il rombo dei compressori, il volume dei reattori. Un orecchio allenato sa riconoscerne ogni minima variazione, il cambiamento d'intensità ma anche di tono. Come un direttore di orchestra che codifica i movimenti degli strumentisti mentre eseguono l'opera, ne legge i movimenti e lo sviluppo melodico.
Poi ci sono le nuvole. L'occhio avvezzo si rivolge meccanicamente alle torri refrigeranti e scruta le nuvole che si alzano dai pennacchi. Quello che volgarmente chiamiamo fumo bianco è in realtà vapore che si sprigiona da un impianto dove si sta consumando una reazione chimica indispensabile per fornire il “prodotto”.

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«Il rumore ed il fumo sono le prime cose della notte - racconta Fabrizio Bagnoli - ma sono anche le prime cose che mi avvertono come sarà la notte». Il solito, ritmico suono della fabbricazione. Il solito, denso fumo bianco delle torri. Significa che, salvo imprevisti, saranno 8 ore tranquille. Se altrimenti l'orecchio è disturbato da un sibilo o da un rumore insolito, qualcosa che rompe la routine dei suoni, sai già che sarà una notte movimentata. Come i fornai, i portieri d'albergo, le prostitute, i buttafuori, i medici ospedalieri, gli infermieri, Fabrizio lavora di notte. O meglio, anche di notte. Fa il turnista alla Solvay. E da ventotto anni, 8 giorni al mese, varca l'ingresso di Porta Castiglioncello alle 22 per uscirne alle 6 della mattina. Sulla tuta c'è scritto Inovyn, l'azienda che ha in mano l'Elettrolisi ed i prodotti clorati. Il suo reparto è quello dei Clorometani.
Siamo all'Aniene, nel cuore est della fabbrica. Qui si producono cloruro di metilene, cloroformio ed acido cloridrico di tipo tecnico. 600 metri più a nord c'è l'insediamento artigianale delle Morelline, 2.600 metri nord est l'abitato di Marittimo, 1.500 a nord ovest l'abitato di Solvay. Siamo in una fabbrica classificata ad alto rischio industriale in base alla Legge Seveso. E basta questo per capire che l'attenzione alle procedure di sicurezza, sull'impianto, deve essere massima.

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Fabrizio Bagnoli ha 51 anni, è sposato, ha un figlio di 30 anni, Nicolò, è un militante politico del Pd di cui è stato anche segretario comunale. È entrato in Solvay nel 1989 dapprima come assistente all'Ue, poi come tecnico della sala controllo. Quindi è passato ai Clorometani. Oggi è un capoturno. Significa uno di quegli operai più esperti che guida i colleghi e per 8 ore è il "comandante" dell'impianto dove lavora. Con la notte, dopo ventott'anni di turni, ha ormai un rapporto simbiotico. Perché di notte - quando tutte le vacche sono nere - le sensazioni possono diventare determinanti. E udito e vista rappresentano il senso di Fabrizio per i Clorometani.
Il lavoro di un turnista non è facile. Perché ti sconvolge i bioritmi, altera il rapporto sonno-veglia. Fintanto che non ci fai il callo, l'abitudine. «Quando monto la notte - racconta Fabrizio - cerco di dormire 3-4 ore prima perché sull'impianto devi essere sempre attento, vigile». Ma può accadere anche che "quando fai il 6-2 per due giorni, il terzo che dovresti dormire ti svegli di soprassalto convinto che devi andare a lavoro. Ed allora è mia moglie che mi avverte: guarda che non sei di servizio». Talvolta, durante un turno, può capitare che si rompa una pompa, si fori un tubo, una guarnizione perda. Ed allora la squadra deve essere in grado di intervenire con la riparazione. Quando il guasto o il danno è grosso - da quando in Solvay è stata smantellata la Spim (il team di pronto intervento) deve intervenire il reperibile che valuta se chiamare o meno la ditta. Però può capitare che la notte passi tranquilla e l'attività del capoturno si concentri essenzialmente in sala controllo. E puoi concederti qualche attimo di relax.

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Certo, il lavoro è cambiato con gli anni. E sono cambiati riti ed abitudini. «Fino al 1993 - racconta Bagnoli - quando c'erano i vecchi conduttori era ormai una tradizione, ad un certo punto della notte, aprire il cucinotto e mettere al fuoco una pentola d'acqua per farci una pastasciutta. Ai funghi se era la stagione dei funghi, agli asparagi o un aglio e peperoncino. Oggi non è più così. I giovani operai arrivano con le barrette energetiche, fanno diete, hanno la palestra, il calcetto. La pastasciutta è un rito dimenticato. Così come la colazione al Bar Centro una volta smontati, gli scherzi che ci facevamo o le appassionate discussioni. Oggi quando un turnista più giovane ha un minuto libero accende lo smartphone e spippola». Anche la fabbrica è diventata 2.0, i rapporti umani sono mutati. Perfino le caratteristiche del lavoratore sono cambiate nel senso che oggi, al turnista, si chiede un’ecletticità che prima probabilmente non serviva vista la maggiore parcellizzazione delle mansioni. «Però questo lavoro mi piace - dice Fabrizio - mi impone una serie di sacrifici, di rinunce, limita i contatti con gli amici. Indubbiamente. Ma mi ripaga anche di soddisfazioni. Quella economica non secondaria».
E poi la notte ha anche il suo lato romantico perfino in fabbrica. Tra valvole, acciaio e vapore ti può capitare di salire al quarto piano dei Clorometani, affacciarti e puntare gli occhi verso il laghetto dell’Aniene. E se sei fortunato puoi incrociare germani e aironi appollaiati sull’acqua, od imbattetterti in volpi e tassi che gironzolano fra le frasche in cerca di cibo. E consolarti che di giorno, quello spettacolo, probabilmente non l’avresti mai visto.

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