Il Tirreno

Tracce e reperti unici quel che si è salvato dalla cava di calcare

Tracce e reperti unici quel che si è salvato dalla cava di calcare

Sulle pendici di San Carlo un insediamento preistorico Oggi la giornata di studio alla Torre di San Vincenzo

2 MINUTI DI LETTURA





SAN VINCENZO. Alcune migliaia di reperti ceramici, resti faunistici e scorie, un pugnaletto in rame e un’ascia miniaturizzata dello stesso metallo, la più piccola finora nota in Europa, oltre a tre punti fuoco e a una bassa struttura muraria. È quel che resta del tesoro custodito per secoli sulle pendici di San Carlo. Tracce di un insediamento eneolitico per gran parte cancellato all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso dalla fame di calcare. Siamo nel perimetro della concessione mineraria Solvay. All’epoca sulla conoscenza e la ricerca archeologica prevalse l’apertura di un nuovo fronte di cava. Eppure fu evidenziata la presenza di uno spesso deposito contenente abbondanti scorie di rame e reperti ceramici. Ma nonostante la segnalazione alle autorità competenti, il ritrovamento fu giudicato di scarsa importanza.

L’avanzamento dell’attività estrattiva distrusse quasi completamente il sito, del quale rimase soltanto un lembo periferico ampio meno di un centinaio di metri quadri. I reperti vengono tutti da quel piccolo lembo. E se quel filo con la storia antica non si è spezzato del tutto lo si deve alla passione ostinata di Ivo Demi, all’epoca dipendente Solvay nella cava di San Carlo, scomparso nel 2007. La provvidenziale segnalazione fece sì che Fabio Fedeli, all’epoca ispettore onorario della Soprintendenza archeologica della Toscana, compisse un sopralluogo nella zona, riconoscendo l’estrema importanza del ritrovamento. Si trattava, infatti, del primo insediamento dell’età del Rame, riferibile alla seconda metà del IV millennio a.C., scoperto nell’ambito delle colline del campigliese, i cui abitanti erano dediti alla produzione, su larga scala, di tale metallo.

Il funzionario di zona dell’epoca della Soprintendenza, Antonella Romualdi, concordò subito con la direzione della cava l’esecuzione di una campagna di scavo d’urgenza, che fu affidata a Fedeli e fu condotta da volontari dell’Associazione Archeologica Piombinese e da alcuni cittadini di San Vincenzo e San Carlo tra cui lo scopritore Ivo Demi.

Di tutto ciò su parlerà oggi nella giornata di studio “L’insediamento eneolitico di San Carlo - Cava Solvay”, dalle10 alle 17 presso la sala consiliare della Torre di San Vincenzo. Nel corso dell’iniziativa sarà presentato, inoltre, il volume “Metalli e Metallurghi della Preistoria. L’insediamento eneolitico di San Carlo-Cava Solvay”, edito da Tagete Edizioni, a cura dei professori Fabio Fedeli ed Attilio Galiberti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino