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«Il gusto del bello ci salverà» Incontro con Juliàn Carròn
CECINA. I periodi di transizione richiedono nuove risposte a domande vecchie. E offrono la possibilità di rileggere, in chiave critica, le varie epoche a partire dal collante che ha tenuto insieme le...
CECINA. I periodi di transizione richiedono nuove risposte a domande vecchie. E offrono la possibilità di rileggere, in chiave critica, le varie epoche a partire dal collante che ha tenuto insieme le società. Un periodo di cambiamento epocale, come quello che vivono oggi le società pluraliste, ha bisogno di risposte nuove che solo la ricerca della bellezza disarmante può offrire. Questa la prospettiva offerta al pubblico del teatro comunale De Filippo, piena in occasione della presentazione del libro “La bellezza disarmante” ad opera di Don Julián Carrón, teologo alla guida del movimento di Comunione e Liberazione, convinto che la bellezza stessa della vita, in quanto tale disarmante, sia necessaria «a rispondere alla sete di significato che è presente nel cuore dell'uomo». Una risposta che nel corso degli anni ha assunto diverse prospettive: dai tempi delle guerre di religione passando per l'Illuminismo fino ai nostri giorni, Carrón analizza quali sono state le certezze che nel corso degli anni hanno tenuto insieme le società fondate sul cristianesimo e che sono venute meno nel tempo, in particolare con il passaggio ad una società basata sull'informazione. Per Carrón il punto è che «noi non pensiamo che la fede sia la risposta risolutiva: abbiamo ridotto l'uomo, pensiamo che una ragione per vivere sia secondaria, e che basti avere uno stipendio e arrivare a fine mese mentre non è né astratto né tantomeno ingenuo affrontare la vita disarmati». Una conclusione che mette d'accordo culture e mondi apparentemente lontani, come quello del docente di Scienze linguistiche e lingue straniere all'Università Cattolica di Milano, egiziano e musulmano Wael Farouq, ospite e relatore al fianco di Carrón nella presentazione del libro, moderata dal giornalista Roberto Fontolan, convinto del fatto che «ora le domande basilari della vita non hanno più risposte: caduta la religione, ridotta ad una serie di rituali ripetitivi e privata di quei valori che l'hanno identificata per anni, caduta la scienza la cui risposta consisteva nella ragione, caduta l'ideologia, non c'è più un'unica e grande narrazione. L'unica via dalla quale ripartire è la bellezza, ridestare il gusto del vivere con il rapporto umano. E la religione si colloca a margine, in quanto la cosa geniale non è presentare una teologia ma la capacità di vedere e scoprire il bello».
Leondina Marulli
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