Italia
In fila fra le proteste per prenotare esami
Oltre un’ora di attesa in ospedale: «Solo due operatori in servizio»
CECINA. Cento. Sessanta. Quaranta. Non si tratta di numeri buttati lì a caso. Cento sono le persone che capita di trovarsi di fronte prima di poter prenotare una visita al Cup. E sessanta e quaranta i minuti che un cittadino, in ben due occasioni, ha atteso prima di essere ricevuto dall'operatore. Ma si parla anche di attese di ben oltre l’ora. Numeri che rischiano di stravolgere la mattinata, di modificare piani e programmi, di scandire il tempo dei cittadini. Numeri di un sistema che stenta ad andare incontro ai cittadini e agli utenti, che non riesce a smaltire le lunghe file che vengono a crearsi, alimentando malumori e disagi. Una prima attesa di 40 minuti, una seconda di sessanta.
E' il racconto di un cittadino che, in seguito ad un trauma, ha necessità di seguire un percorso clinico con tappe obbligate e «ogni volta che so di dover tornare al Cup spero di non dover attendere per ore. Non si sa mai cosa può capitare ed infatti ora ho capito che non posso prendere altri impegni. La prima volta sono andato verso le 9 di mattina e, nonostante ci fossero tre sportelli aperti, ho dovuto attendere ben 40 minuti».
Non è andata meglio la seconda volta, a distanza di una settimana: sessanta minuti di fila, e questa volta gli operatori a lavoro erano solamente due. «Per la seconda prenotazione sono andato verso le 12.30 pensando che a quell'ora avrei atteso di meno e che ci fossero meno persone prima di me. Mi sbagliavo, perché ho dovuto attendere anche il cambio di turno tra gli operatori per cui sono stato lì per ben un'ora. Insieme a me, anche diverse persone anziane hanno dovuto attendere il loro turno per tutto quel tempo. Prima di andare, tra l'altro, avevo anche provato a prenotare tramite il numero di telefono che avevo scoperto, per caso, affisso ad una colonna della sala d'attesa la volta precedente ma l'operatrice mi ha detto che per quel tipo di prenotazioni, ritenute urgenti, dovevo recarmi personalmente».
L'indicazione della prescrizione era chiara: la visita andava prenotata a distanza di due settimane "per cui è da capire su che base - si domanda l'utente - venga calcolata l'urgenza".
Il secondo episodio, che ha come protagonista una cittadina, chiarisce come non ci sia una correlazione diretta tra determinati orari della giornata e il tempo d'attesa.
«Sono andata attorno alle 10.30 e, quando ho preso il biglietto con il numero, mi sono accorta che prima di me ce n'erano altri 100. Ho messo il bigliettino in borsa e sono andata via. Purtroppo non posso utilizzare il servizio di prenotazione telefonica perché si tratta di una prenotazione urgente».
Si preferisce, perciò, desistere e tornare in un secondo momento, sperando in un attimo di calma ed in un minore affollamento. Disagi e malumori che si riscontrano nella sala d'attesa, di fronte ai numeri che scorrono a vuoto perché in molti hanno deciso di lasciar perdere, inconsapevoli, in alcuni casi, della possibilità di prenotare determinare visite tramite il sistema telefonico, la cui esistenza andrebbe comunicata in altre forme e modi e il cui utilizzo incentivato.
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