Il Tirreno

Slitta ancora la stretta nella lotta all’evasione

di Manolo Morandini
Slitta ancora la stretta nella lotta all’evasione

C’è da installare il software che servirà ad incrociare le diverse banche dati Definito l’acquisto agli uffici per entrare e regime serviranno circa sette mesi

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CECINA. Niente stretta. Serviranno sette mesi per il salto di qualità. Il contrasto all’evasione e all’elusione in materia di servizi a domanda individuale, imposte e tasse, per adesso procede con gli strumenti di sempre. Il salto di qualità è legato all'entrata a regime della nuova suite gestionale. Ma l’evoluzione ha tempi dilatati. L’investimento definito a fine 2015 è stato bloccato dal Tribunale amministrativo regionale della Toscana (Tar), che ha accolto il ricorso promosso dalla ditta esclusa, la Infor Srl di Arezzo. La sentenza è del 18 maggio. E parla chiaro, quell’appalto va assegnato alla ditta aretina. Ma è dovuta passare l’estate perché il Comune si uniformasse al giudice amministrativo. Il tempo sembra essere una variabile senza più un peso, nonostante l’obiettivo di fare del 2016 l’anno di passaggio, necessario per il trasferimento dei dati dai vecchi al nuovo software per poter essere a regime da gennaio 2017.

L’innovazione informatica promette di far parlare a tutti gli uffici comunali la stessa lingua. Una rivoluzione copernicana e per niente scontata. Utile anche per avviare in modo incisivo i controlli sull’evasione e l’elusione incrociando informazioni per esempio sulle richieste di esenzione e i dati del nucleo familiare.

La battaglia legale del Comune si ferma al primo grado di giudizio. “Avuto riguardo alle incertezze, costi e tempistiche di un ulteriore grado di giudizio”, si legge nella determina con cui la gara viene aggiudicata in via definitiva alla Infor Srl. E si sottolinea la “necessità di concludere l’iter procedimentale in tempi compatibili con le esigenze di tempestivo adeguamento dei sistemi informatici dell’ente”. Esigenza che è imposta anche dalla normativa.

La commissione di gara si è riunita l’8 settembre ed ha riesaminato le due offerte pervenute lo scorso dicembre, quella della Maggioli Spa a cui era stata aggiudicata la gara e quella della Infor Srl. Risultato sulla base delle indicazioni del tribunale amministrativo la gara è andata alla Infor a fronte di una spesa di 186.416 euro.

Il discrimine in gergo tecnico che ha orientato il giudice amministrativo si chiama conservazione sostitutiva. Ovvero: la conservazione digitale dei documenti che dall’archivio interno dell’ente vengono riversati a un conservatore esterno. Quest’ultimo deve essere in possesso di una specifica certificazione di qualità per svolgere il servizio. La Maggioli nell’offerta formulata al Comune di Cecina comprende anche questo servizio mentre la Infor si limita ad attestare la funzionalità del prodotto offerto, ovvero l’idoneità a trattare i documenti in modo da essere trasmessi al conservatore accreditato.

I guai per il Comune derivano dalla formulazione dei termini di gara, il fatto che il servizio sia indicato negli allegati e non nel bando. Quando si arriva alla valutazione delle due offerte si sceglie quella di Maggioli perché offre anche la conservazione digitale dei documenti. Ma nel bando il servizio non è previsto. Quello che è richiesto è di garantire l’idoneità del prodotto offerto a trattare i documenti in modo da essere trasmessi al conservatore accreditato. Ed è questo uno dei punti ritenuti fondati dal giudice amministrativo per pronunciare l’annullamento della gara e condannare il Comune e la Maggioli al pagamento delle spese processuali, 2.000 euro a testa oltre gli accessori di legge.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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