Il presidio
«Tre episodi qui, chi sceglieva i medici?»
Caos al pronto soccorso e al servizio 118, il sindaco Samuele Lippi ricostruisce la vicenda che lo ha portato in Procura
CECINA. Com’è possibile? Tre medici dell’emergenza-urgenza allontanati. Tutti attivi tra 118 e pronto soccorso a Cecina. Chiacchierati e segnalati da tempo in Bassa Val di Cecina. A ricomporre il puzzle del caso che scuote la sanità locale balzano agli occhi le coincidenze. Il sindaco di Cecina Samuele Lippi alza le spalle. Poi abbassa lo sguardo. Prende fiato e mette in fila parole che vorrebbe trattenere. «È un aspetto da appurare – dice –. Resta da capire come si sceglievano e assegnavano i medici nelle tre zone dell’Azienda sanitaria». Proviamo a tradurlo, al netto di ciò che la politica impone. L’accaduto fa sospettare a un'ottica di potenziale dismissione del presidio. Insomma, pur di coprire l’organico non si è andati per il sottile. Magari sottovalutando episodi e segnalazioni di cui l’Azienda era a conoscenza almeno dal 2014.
«Lo scorso giugno ho ricevuto una segnalazione dal personale del pronto soccorso e casualmente nell’arco di due giorni me ne sono arrivate altre da due cittadini. Ho provveduto a raccogliere il materiale, ho sentito le Pubbliche assistenze di Rosignano e Cecina ed ho parlato con l’Azienda sanitaria, che è intervenuta. E questo deve essere chiaro, non c’è stata inerzia dal momento che ho fatto presente l’accaduto alla direzione».
C’è o no un suo esposto in Procura a Livorno?
«Non ho fatto alcuna denuncia ma ho riferito i casi che mi sono stati riportati. I fatti mi risultavano talmente gravi che ho ritenuto necessario farli vagliare dalle autorità competenti. Si tratta di una vicenda dolorosa, che nel sentire comune mette in discussione l’ospedale e la fiducia nel personale e nei medici che vi operano. Ma posso garantire che nel mio monitoraggio continuo sul presidio ho verificato che questa seppure gravissima è l’unica pecca».
Riavvolgiamo il nastro. Torniamo allo scorso giugno.
«Una dottoressa è stata sospesa dall’incarico per tre mesi a partire da settembre, mentre l’Asl ha deciso di non utilizzare più gli altri due che avevano incarichi a tempo determinato a bordo delle ambulanze. Una dottoressa è stata inviata a seguire i codici bianchi in un’altra struttura sanitaria dell’azienda e il collega ha interrotto il rapporto di lavoro».
È il 2014. Al direttore dell’allora Asl 6 di Livorno Eugenio Porfido una segnalazione formale su uno dei tre medici viene inviata dalla Pubblica assistenza di Rosignano. Nello stesso anno anche quella di Cecina scrive all’allora direttore sanitario Carlo Giustarini. Passano due anni e le voci arrivano al sindaco, a cui si rivolgono anche dei medici del pronto soccorso. C’è stata sottovalutazione?
«I medici lavorano e come tutti possono commettere errori. Ma se questi fatti sono accaduti il meccanismo dei controlli deve essere affinato ulteriormente. Posso comprendere che non è semplice la circolazione delle informazioni in una struttura complessa, e che ci possa essere una involontaria tutela dei colleghi. Ma la vicenda dà la misura che qualcosa deve essere fatto. Anche se quanto accaduto deve essere bilanciato avendo presente che il sistema sanitario funziona. Ma sul fronte delle procedure di controllo è necessario fare qualcosa di più e il rischio clinico deve prendere in maggiore considerazione sia quanto accade nell’ospedale che fuori, altrimenti è del tutto inutile avere un pronto soccorso o un’emodinamica che funzionano».
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