Il Tirreno

«Voglio riportare i giovani a teatro» Parola di Ruffini

di Maria Meini
«Voglio riportare i giovani a teatro» Parola di Ruffini

L’attore livornese ha presentato la sua proposta “popolare” «Basta cose imbalsamate, il mio teatro è social e sociale»

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CECINA. Paolo Ruffini sbarca a Cecina con lo staff del suo gruppo “Non c’è problema” e una parola d’ordine: riportare i giovani a teatro. Come? Con una spettacolazione “semplice, popolare e varia”. In una parola: inclusiva. L’attore livornese, che assume la direzione artistica del teatro De Filippo, ha spiegato la sua ricetta di teatro in una conferenza stampa organizzata in Comune con tutti i protagonisti del progetto, che lui definisce di refresh, ovvero dare una rinfrescata alla proposta teatrale classica, “imbalsamata”.

Ci sono il sindaco e il vicesindaco, Samuele Lippi e Giovanni Salvini, il presidente e la direttrice della scuola comunale di teatro Artimbanco, Carlo Rotelli e Serena Bertini (che gestiscono la sala di via Vico), Ruffini e il suo staff, il direttore della compagnia Mayor Von Frinzius, Lamberto Giannini. Che porta in scena 80 attori, disabili e non. E che ha realizzato con Ruffini lo spettacolo “Un grande abbraccio”, con attori down.

Il progetto, di un anno, costa al Comune 40mila euro, che comprendono l’affidamento della direzione artistica e quattro spettacoli extra calendario (si affiancheranno alla programmazione, che pubblichiamo a fianco, della Fondazione Toscana Spettacolo): una nuova produzione dei PunPers, due talk show e uno spettacolo a sorpresa.

Lippi spiega che ha voluto Ruffini alla guida del teatro De Filippo per la sua livornesità “anarcoide e irriverente”, e per il suo impegno «davvero gratuito col mondo del volontariato» (l’attore collabora da tempo con I passi di Ale) «per aprire il teatro ai giovani, senza barriere», valorizzando le compagnie locali e la diversità. Un teatro in cui per la prima volta si trasferisce la Scuola comunale Artimbanco, «perché il teatro deve vivere tutto l’anno, con gli spettacoli, le scuole, e attrarre i giovani, le associazioni». Rotelli definisce la presenza di Ruffini «un valore aggiunto» e ricorda l’esperienza di Artimbanco con il Cesvot per il teatro con i disabili.

Chi si aspettava un Ruffini stile “Nido del cuculo” (la sua parodia di “filmoni” doppiati in livornese) si deve ricredere. L’attore e regista di tanti film e tv, non dice parolacce ma parla di “filosofia e romanticismo”, perché il teatro «deve sedurre i giovani», deve diventare un luogo in cui non solo «si spegne il cellulare - cita la risposta che gli ha dato il nipote - ma dove si sogna, si impara, ci si ritrova». Ruffini dice di aver accettato con gioia la proposta, perché «preferisco una cosa che si deve ancora costruire, o rinfrescare, piuttosto che una cosa che c’è già. È un compito più divertente». E poi, aggiunge: «In provincia ci sono tanti personaggi che vanno valorizzati, che sono diventati famosi all’estero, come Alex Mastromarino celebrato a Parigi da Le Figaro». Dunque l’obiettivo è «creare una nuova leva artistica ma anche un nuovo pubblico». Perché il teatro è già «in 3D, è social, oltre che sociale». Come pensa di farlo? «Con un linguaggio popolare, semplice, come quello del grande Eduardo De Filippo, a cui è dedicato il teatro di Cecina, unico caso in Italia».

E come si concretizzerà il progetto? Con gli spettacoli ma anche con incontri con gli studenti e, in prospettiva - Ruffini dice che gli piacerebbe continuare l’esperienza cecinese anche in futuro - con un cineforum, con produzioni locali e collaborazioni con le scuole.

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