Il presidio
«Lui moriva e lei non scendeva dall’ambulanza»
L’ultimo episodio a maggio, cacciatore ferito a morte. Ecco le principali accuse ai tre dottori del 118
CECINA. L'episodio più recente, probabilmente il più eclatante, risale al maggio scorso. Al 13, esattamente. Durante una battuta di caccia un uomo di 59 anni, Giovanni Antonio Giobbe, viene centrato al petto da una fucilata sparata dall'amico, durante una battuta al cinghiale nei boschi di Riparbella. Si tratta di un incidente. Ma le condizioni di Giobbe sono subito gravissime. I volontari lo soccorrono ma la dottoressa - secondo quando denunciato anche dal figlio della vittima - rimarrebbe a bordo dell'ambulanza per compilare fogli e fare domande. Lo dichiarerà lo stesso giovane al nostro giornale, lamentandosi per quanto accaduto. Forse per Giobbe non ci sarebbero state comunque speranze, ma il medico - secondo diverse testimonianze - sarebbe rimasto dentro l'ambulanza, senza scendere. E non sarebbe stata la prima volta, a quanto pare.
Sulla scrivania del sindaco Lippi sono finite infatti altre segnalazioni. Giunte anche alla direzione dell'allora Asl 6. Riguardano tre medici. Un altro episodio è più datato, risale all'aprile del 2013, più precisamente il 10. Una donna di 66 anni - Elda Creatini - che sta raccogliendo asparagi lungo la linea ferroviaria Cecina-Bolgheri viene investita dal treno. Anche in questo caso si tratta di un incidente. Quando arriva l'ambulanza della Pubblica Assistenza la donna è ancora viva. Morirà due ore dopo all'ospedale. Ma anche in questo caso - secondo quanto riferiranno i volontari - la dottoressa del 118 non scenderebbe dall'ambulanza per il soccorso. Sull'episodio l'allora presidente della Pubblica Assistenza Romano Giovannini scriverà un rapporto al direttore sanitario, il dottor Carlo Giustarini. Ma non ci sono risvolti. Eppure ci sono altri casi e si ripetono. Protagonista sempre lo stesso medico. Che oggi sarebbe sospesa per tre mesi dall’incarico su provvedimento dell’Asl 6 con decorrenza da settembre scorso. Ma ad arricchire il rapporto di presunti maltrattamenti, diagnosi e cure sbagliate, omissioni di soccorso arriva anche una petizione dei volontari della Pubblica Assistenza di Rosignano. Lamentano comportamenti poco ortodossi da parte di un altro medico - ancora una dottoressa - con maltrattamenti ai danni di pazienti. E una scarsa collaborazione coi volontari. Materiale su cui adesso potrebbe far luce anche la magistratura.
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