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Caso mensa, i dubbi dei 5 Stelle

Caso mensa, i dubbi dei 5 Stelle

«Perché non è stata fatta un’assemblea per rassicurare i cittadini?»

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SAN VINCENZO. Sulla mensa scolastica di San Vincenzo, la cui società gestrice Vivenda è stata rinviata a giudizio per distribuzione di pasti non corrispondenti a quanto dichiarato, interviene il meet up del Movimento 5 Stelle (M5S) di San Vincenzo, uno dei cui esponenti, Alessio Landi, fa parte della Commissione mensa ed è l’unico a non aver sottoscritto il comunicato frutto dell’incontro del 30 settembre fra i vari attori della vicenda.

«In attesa di giudicare la segnalazione dell’Ispettorato (Icqrf) – dicono i 5 Stelle –, sappiamo che le irregolarità si basano su 300 pasti composti da carne non bio e prosciutto toscano sgambato anziché prosciutto di Parma Dop. Il paradosso è che un suino da cui viene ricavato il prosciutto toscano sgambato (senza osso), se fosse nato, allevato, macellato e lavorato in Toscana, costerebbe anche più di quello di Parma. Ad una prima valutazione sembrerebbe una garanzia ulteriore, ma in realtà, per vincere il nuovo bando, Vivenda ha proposto un prezzo più basso di oltre 100.000 euro. Risulta difficile credere che questa società somministri un prodotto più costoso rispetto a ciò che è stato concordato nel capitolato». E proseguono: «Tra biologico e non biologico la differenza economica potrebbe essere tra il 5% e il 15% in più rispetto al cibo convenzionale, facendo una stima al ribasso. Una situazione illogica, dove ci sentiamo presi in giro da chi dovrebbe tutelare i nostri interessi».

Il Meet up cita il decreto legislativo 50 del 18 aprile 2016, secondo cui le stazioni appaltanti possono escludere dalla partecipazione al bando un operatore economico quando la stazione appaltante stessa dimostri «che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità». Per il Meet up, visto che contro Vivenda l’amministrazione si è costituita parte lesa, «l’affidabilità potrebbe essere dubbia e non più integra». Fra gli obblighi dell’ente c’è quello dei controlli con appositi verbali, che invece non sono stati effettuati. «Perché non c’è stata la volontà di fare un’assemblea per rassicurare la cittadinanza? – chiede il Meet up –. Si è preferito risolvere con i rappresentanti dei genitori non preparati nel trovarsi un’amministrazione seduta a fianco dell’accusato e un comunicato prestampato e scritto in modo da tranquillizzare tutti. Costituirsi parte lesa in un procedimento penale, impegnare soldi pubblici e adottare un atteggiamento di difesa di un’azienda a cui potremmo un domani dover chiedere anche i danni, ci sembra bizzarro. Ciò è giusto o avremmo dovuto pretendere quello che abbiamo pagato in più e che ci spetta di diritto? Nessuno – concludono – tornerebbe in un ristorante dove si somministra un prodotto che non è quello ordinato e che in più costa come quello scelto, considerando poi che l’alternativa imposta è di dubbia qualità». (p.f.)

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