Il presidio
Il sì e il no al referendum nella sfida Pizzorno-Carretti
CECINA. Un centrosinistra che si presenta diviso all'appuntamento del 4 dicembre, giorno in cui gli elettori si recheranno alle urne per esprimere la propria opinione sulla riforma costituzionale...
CECINA. Un centrosinistra che si presenta diviso all'appuntamento del 4 dicembre, giorno in cui gli elettori si recheranno alle urne per esprimere la propria opinione sulla riforma costituzionale proposta dal Governo. Un referendum che ha assunto una connotazione politica anche all'interno dello stesso Partito democratico.
Il ciclo di dibattiti organizzato da Arci bassa Val di Cecina nasconde un invito all'unità, la richiesta di non dividersi ulteriormente e internamente, a prescindere dalle diverse espressioni di voto. Ad approfondire le ragioni del 'sì' e del 'no' sono stati, rispettivamente, Stefano Pizzorno, avvocato dello Stato e Paolo Carretti, professore di Diritto costituzionale all'Università di Firenze durante il primo dibattito che, venerdì sera, ha radunato decine di cittadini presso il vecchio Comune, per la maggior parte preoccupati dal rischio di una perdita di rappresentanza e di processi democratici. La carta costituzionale è frutto di un ventennio di negazioni dei diritti politici e ogni tentativo di revisione della stessa evoca, in una parte dell'elettorato attivo, il rischio di una deriva antidemocratica.
A preoccupare, in particolare l'Anpi e i 'Cattolici del no', è la concomitanza con l'attuale legge elettorale, "congegnata per dare tutto il potere ad un solo partito", si legge nel volantino distribuito dalle associazioni durante l'incontro.
«La riforma va proprio nella direzione di un accentramento di poteri nelle mani dello stato che la riforma del Titolo V aveva superato, dando alle Regioni la competenza legislativa su materie per le quali era da sempre competente lo Stato».
Per Carretti, in sostanza, si tratta di un passo indietro, che andrebbe sicuramente a favore di una governabilità e di una maggiore velocità dell'assumere provvedimenti a discapito, tuttavia, del dialogo necessario all'iter legislativo.
La posizione di Pizzorno è chiaro: si tratta di un rischio che non ha motivo di esistere in quanto la legge elettorale consegna alla maggioranza «solamente 24 seggi in più e la riforma proposta va a riequilibrare una potestà legislativa che la riforma del Titolo V aveva sbilanciato in favore delle Regioni. Con il superamento del bicameralismo si andranno ad eliminare quegli ostacoli che si incontrano ogni volta che una legge deve essere approvata, come il rimbalzo da una camera all'altra del parlamento».
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