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Antichi carri funebri lasciati a marcire
BIBBONA. Antichi carri funebri lasciati a marcire alle spalle del Palazzo comunale di Bibbona. Ricoverati a lato di un piazzale e protetti dalle intemperie da un telo di plastica. È questa la scena...
BIBBONA. Antichi carri funebri lasciati a marcire alle spalle del Palazzo comunale di Bibbona. Ricoverati a lato di un piazzale e protetti dalle intemperie da un telo di plastica. È questa la scena su cui accende i riflettori il capogruppo di Responsabilità civica di Bibbona Massimiliano Rugo.
«Frammenti di storia del comune di Bibbona, due carri funebri trainati da cavalli che per oltre cento anni hanno portato nel loro ultimo viaggio, centinaia e centinaia di bibbonesi – dice il capogruppo di Responsabilità civica –. Due carri accatastati in malo modo uno sopra all’altro, abbandonati per anni ed anni in un parcheggio comunale sotto al sole, al gelo e all’acqua, coperti con teli di fortuna inadeguati».
Il capogruppo d’opposizione non ha dubbi. «Un danno irreparabile ed incalcolabile atteso che oramai i due carri sono praticamente distrutti dal sole, dall’acqua e dai tarli del legno – sostiene –. Inutili sono state le segnalazioni di Responsabilità civica e di alcuni cittadini, anche attraverso i social network dai quali era pure emerso un volontario e generoso cittadino che li avrebbe portati in un capannone e restaurati a proprie spese».
Quel ricovero alle spalle del municipio sembra essersi trasformato nel cimitero dei carri funebri. «Le ultime segnalazioni risalgono a gennaio e a febbraio scorso, interrogazione e accesso agli atti di Responsabilità civica, controllo della polizia municipale, lamentele dei cittadini. Ma niente è cambiato, ed i carri sono ancora lì a farsi mangiare dalle tarme».
Rugo avrebbe auspicato un diverso destino per quei due carri funebri. «L’Amministrazione che abbatte le barriere architettoniche nel piazzale della Festa dell’Unità, la solita che vigila l’abbandono dei rifiuti con telecamere giocattolo agisce per sua natura come sempre, con l’incompetenza manifesta e sciatta di chi governa il proprio territorio come un pollaio o un recinto per cinghiali – conclude –. Gli antichi carri sono ancora lì, fermi in quel parcheggio, vittime dell’indifferenza e del degrado politico, culturale e morale di un paese oramai terra di nessuno. Chi pagherà per tanta incompetenza?».
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