Il presidio
Caporalato in agricoltura serve un marchio etico
Il punto sul lavoro nel settore con il segretario di categoria Flai Michele Rossi Tra le proposte sul tavolo anche la creazione di un protocollo a garanzia dei diritti
CECINA. «Illegalità nascente». Il segretario provinciale Flai Cgil Michele Rossi non usa toni allarmistici, ma invita a intervenire prima che lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura si facciano più spazio nei campi. E torna a battere il tasto della necessità di dare corpo a «un protocollo tra istituzioni, aziende, organizzazioni sindacali e datoriali, che valorizzi tutte le aziende virtuose a dispetto di quelle che non rispettano i contratti collettivi nazionali e i diritti dell’essere umano. E invita a creare un “marchio etico”, che garantisca i diritti dei lavoratori ma anche la qualità del prodotto finale per i consumatori».
Il tema è stato al centro di uno dei tavoli tematici nell’ambito del Meeting internazionale antirazzista (Mia) che si è svolto a Marina di Cecina. Tavolo a cui gli organizzatori hanno registrato l’assenza dei rappresentanti delle amministrazioni locali. Agricoltura nella provincia di Livorno vuol dire eccellenza: olio, vino, melone, carciofo, dal vitivinicolo all'ortofrutta sono tanti i prodotti riconosciuti a livello mondiale. Ma, in questi anni di forte crisi economica, si stanno riscontrando fenomeni di sfruttamento della manodopera irregolare e non, extracomunitaria ma anche italiana.
Ospiti della serata al Mia, oltre a Michele Rossi e Damiano Marrano per la Flai, Serenella Pallecchi di Arci Toscana, Marta Cappelli responsabile del nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale, Massimo Carlotti per Lega Coop e Coop Terre dell’Etruria, Cinzia Pagni per Cia, Calogero Parisi presidente della coop Lavoro e non solo e Francesco Gazzetti per la Regione Toscana.
«La serata ha confermato la volontà di proseguire questo cammino verso la legalità insieme – riassume Michele Rossi –. Siamo consapevoli che quello dello sfruttamento è un problema da tenere in considerazione e non intendiamo abbassare la guardia». Che aggiunge: «Il lavoratore deve essere visto non solo come un costo, ma come una risorsa, un valore aggiunto di professionalità ed esperienza in grado di creare prodotti di altissima qualità. E in una provincia virtuosa come la nostra, con l’aiuto di tutti credo non sia difficile iniziare a emarginare l’illegalità che sta nascendo». E conclude togliendosi un sassolino dalla scarpa: «I rappresentati delle amministrazioni comunali ancora una volta non erano presenti all’iniziativa, forse non sono sensibili al problema?».
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