La buona accoglienza proposta di Rossi presentata a Cecina
Il governatore difende il modello dei piccoli insediamenti «Ha dimostrato di funzionare», dice ospite al Mia Arci
CECINA. Maggiori poteri alle Regioni e ai Comuni per realizzare programmi d’inserimento, anche lavorativi, e offrire ai migranti un futuro nel nostro paese. È la richiesta che il presidente della Regione, Enrico Rossi, avanza al governo centrale per evitare che le politiche di accoglienza restino autoreferenziali. Il tutto racchiuso in un “Piano per la buona accoglienza”, un documento da sottoporre e condividere con l’Anci e la conferenza delle Regioni. L’occasione è stata offerta dal Meeting internazionale antirazzista che il 14 luglio ha ospitato oltre al governatore la presidente nazionale Arci, Francesca Chiavacci, e il sindaco di Cecina Samuele Lippi al convegno “Governare l’accoglienza”.
Un piano che considera l’immigrazione un fenomeno strutturale e che va affrontato con politiche sociali adeguate, coinvolgendo anche il terzo settore. Il nodo centrale, nelle parole del governatore, «consiste nel fatto che le leggi sono vecchie e inadeguate a gestire il fenomeno. Non se ne fanno di nuove per lasciare al suo posto la propaganda razzista e xenofoba mentre è necessario trasformare in opportunità d’integrazione quella che in molti hanno definito un’invasione delle cavallette».
La Regione, che conta una popolazione di 3.700.000 abitanti, ha ospitato circa 9.000 migranti: «si tratta di persone che non possono restare confinate in attesa dell’asilo ma possono essere destinate dai comuni a progetti di pubblica utilità, a ripopolare zone abbandonate, per le quali creare nuove forme di imprenditorialità».
Il presidente Rossi rivendica la bontà del modello toscano. «Il modello toscano dei piccoli insediamenti ha dimostrato di funzionare dopo che in tanti ci hanno riso su, se i prefetti anche qui intendono invece requisire caserme vuote o campeggi e creare mega centri di raccolta, facciano, non posso impedirlo, ma resto fortemente contrario. È tutto un sistema normativo e culturale che va cambiato, perché costruito sulle nostre esigenze, non su quelle delle persone che arrivano e si trovano trattate come bambini cui va fornito tutto. Al contrario, sono persone con un bagaglio di esperienze e di culture che possono portare un contributo di operatività qui da noi se sappiamo inserirle».
Un’unità di intenti quella del 14 luglio sul palco del meeting, una convergenza su «una scelta che può davvero caratterizzare un’azione legata a una cultura di sinistra – ha sottolineato Francesca Chiavacci – e che potrà dare uno sbocco operativo all’azione che volontariato e associazionismo hanno condotto finora, anche facendo un lavoro per ridefinire ciò che è emergenza e ciò che non lo è. Arci sostiene la proposta del presidente Rossi e per questo potrà, nelle prossime settimane, sollecitare il governo in questa direzione».
Integrazione e rispetto delle regole è ciò che torna a ribadire il sindaco Lippi, «un binomio che può sembrare discordante ma che nasconde l'unica via d'uscita per venire fuori dall’emergenza».
Leondina Marulli
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