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Cavallino, i motivi del ricorso al Tar

Cavallino, i motivi del ricorso al Tar

Castagneto, la Geca Srl: «Riteniamo di non aver eseguito lavori in difformità»

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CASTAGNETO CARDUCCI. «Riteniamo di non aver eseguito lavori in difformità dall’autorizzazione paesistica e dalla Scia presentata lo scorso anno». Muove da questa convinzione la scelta della società Geca Srl, proprietaria del parco divertimenti Cavallino Matto a Marina di Castagneto, rispetto alla querelle giudiziaria con il Comune di Castagneto Carducci. Una radura di 1.200 metri quadrati cancellata per far spazio alle montagne russe stando ai rilievi della Forestale alla base dell’ordinanza 22 del 5 aprile scorso che impone la piantumazione di 12 pini per sanare l’irregolarità. L’impegno della Geca Srl a ripiantumare gli alberi. E il successivo ripensamento della società. Al punto che dopo aver chiesto e ottenuto una proroga ha imboccato la via del tribunale amministrativo regionale della Toscana (Tar) per chiedere l'annullamento dell'ordinanza 22.

«Cavallino matto non “è contro nessuno” tantomeno contro il Comune con il quale esiste un rapporto di rispetto e collaborazione – sostiene la direzione di Geca Srl –. Inoltre Cavallino non ha mai ricevuto nessuna ordinanza di demolizione di alcuna struttura ma semplicemente un’intimazione alla ripiantumazione di 12 pini nella nuova area dove insiste Freestyle. Sull’ordinanza in oggetto non c’è stato alcun ripensamento ma semplicemente la richiesta (accordata) di piantare i pini in oggetto entro la fine di ottobre, periodo senz’altro più consono all’attecchimento degli stessi». E prosegue: «L’ottemperanza all’ordinanza è dettata in particolare dall’attenzione che il Parco ha nei confronti dell’ambiente naturale, nel quale opera, rappresentato dalla pineta verso la quale c’è grande cura e attenzione. Allo stesso tempo il Parco ha deciso di presentare ricorso al Tar per tutelare la propria immagine e per rispondere nel merito ai rilievi fatti dagli agenti della Forestale».

In particolare, prosegue la nota della società «preme sottolineare che l’area nella quale è stata ubicata la nuova montagna russa ricade urbanisticamente in un parco urbano e non all’interno di un bosco regolamentato ovviamente da normative alquanto differenti. Cavallino “non si è fatto spazio tra i pini” facendo un taglio a raso ma un intervento di diradamento su un’area dove preesisteva una radura fin dagli anni '90 e dove i precedenti proprietari avevano già installato un ottovolante». E conclude: «L’area originaria prima dell’insediamento in questione non è mai stata di 1.200 metri quadrati ma di almeno 3.144 mq come rilevato dagli strumenti topografici utilizzati in sede di presentazione dell’autorizzazione paesaggistica e confermato di fatto dalle foto aeree della Regione Toscana. Geca Srl ritiene infine di non aver eseguito lavori in difformità dall'autorizzazione paesistica e dalla Scia presentata lo scorso anno».

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