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Polizia municipale, Bibbona rompe la convenzione

Polizia municipale, Bibbona rompe la convenzione

BIBBONA. Il divorzio è sancito. Con 9 voti favorevoli e 3 contrari il consiglio comunale di Bibbona ha posto fine alla convenzione della polizia municipale in essere con il Comune di Castagneto...

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BIBBONA. Il divorzio è sancito. Con 9 voti favorevoli e 3 contrari il consiglio comunale di Bibbona ha posto fine alla convenzione della polizia municipale in essere con il Comune di Castagneto Carducci. Il passaggio che era nell’aria da tempo ha registrato il pieno sostegno della maggioranza che sostiene il sindaco Massimo Fedeli.

«Un atto immotivato e ingiustificato quello della maggioranza che ha tutta l’aria di essere una rappresaglia e una ritorsione ai puntuali accertamenti di polizia edilizia che hanno visto per protagonisti i consiglieri, il sindaco ed alcuni loro familiari». Così il capogruppo della lista d’opposizione Responsabilità civica Massimiliano Rugo. Che aggiunge: «Un recesso che approda alla discussione della commissione consiliare con una bozza di delibera preconfezionata le cui motivazioni non sono supportate da alcun atto, una commissione convocata il giorno prima del consiglio per le ore 12 che ha avuto solo trenta minuti di tempo per la discussione poiché alle 12,30 se ne riuniva un’altra, una discussione svolta senza alcun documento da valutare».

Tra le motivazioni addotte nella bozza di delibera lamentele dei cittadini e costi di gestione «non supportati da alcun atto contabile», sottolinea Rugo. Al pari delle assenze in commissione, perché non invitati: il comandante della polizia municipale e la responsabile della contabilità, «prova evidente di un agire arbitrario unilaterale di una amministrazione la cui immagine risulta oramai irrimediabilmente compromessa proprio per gli abusi edilizi in seno ai membri della sua maggioranza. La presidente della 4ª commissione consiliare che ha trattato l’argomento è infatti la consigliera Gianna Bigazzi, già nota oltre che per gli abusi edilizi anche per le vicende collegate alle imprese di famiglia, sue e del marito, e il consigliere Riccardo Cresci anche esso destinatario di accertamenti su abusi edilizi riscontrati dalla municipale, una farsa il cui epilogo si consuma la mattina del 29 giugno sugli scranni del consiglio comunale dinanzi ad una maggioranza ammaestrata a votare compatta ogni sorta di ordine del giorno presentato dal partito».

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