Il Tirreno

Bayahibe, ordinata la demolizione

Bayahibe, ordinata la demolizione

S. Vincenzo, la lista As: «La giunta si distingue per spreco di soldi e incoerenza»

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SAN VINCENZO. Ordinata la demolizione dello stabilimento balneare Bayahibe, sul litorale in via del Tirreno. A firmare l’ordinanza è il segretario generale del Comune di San Vincenzo Lucio D’Agostino, l’ordinanza è la numero 63 del 30 maggio. E nel documento si danno 90 giorni dalla notifica alla Acquachiara Snc, di cui è legale rappresentante Greta Gerli, e al direttore dei lavori Gherardo Zanette per il ripristino dello stato dei luoghi.

Il provvedimento arriva a distanza di mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la concessione edilizia. Ma è un passaggio che segue e sembra entrare in contrasto con quanto deciso dalla giunta che ha proposto la censurabilità della sentenza del Consiglio di Stato. Insomma, da una parte si demolisce e dall’altra si difende il costruito.

A sollevare più di una perplessità è la lista d’opposizione Assemblea sanvincenzina (As). «Nella questione Bayahibe l'amministrazione si distingue per l'ennesimo spreco di soldi pubblici e per l’evidente incoerenza tra le decisioni politiche e le azioni intraprese dagli uffici comunali – afferma il gruppo consiliare –. Con delibera del 22 marzo, spendendo altro denaro pubblico per una questione ormai chiaramente persa, la giunta chiede al Consiglio di Stato di annullare una sentenza inequivocabile. Durante il consiglio comunale del 28 aprile, l’assessore all’Urbanistica ha risposto alla nostra interrogazione sul caso Bayahibe difendendo gli errori urbanistici degli Uffici e, ancora peggio, avallando le scelte politiche delle vecchie amministrazioni. Roventini ha sostenuto che la giunta è convinta di questo atto, che ritiene legittimo l’operato del Comune e quindi la censurabilità della sentenza del Consiglio di Stato».

Nel frattempo viene avviato dal segretario comunale il procedimento per il ripristino dello stato dei luoghi. « L’atto dirigenziale è di una chiarezza lampante, dopo aver accertato che “non è possibile rimuovere i vizi che hanno portato all’annullamento” e che non ci sono impedimenti per “la restituzione in pristino”, definisce che la struttura va demolita e che non doveva essere rilasciato il permesso a costruire. Quindi ci troviamo nella paradossale situazione in cui gli uffici avviano il procedimento di demolizione e la giunta si muove in direzione opposta e contraddittoria facendo ricorso per revocare la sentenza». (m.m.)

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