Il Tirreno

Unire i due campanili? Ci riuscì solo Napoleone

di Alessandro Bientinesi
Le indicazioni stradali lungo l'Emilia per Castellina e Riparbella (Foto Falorni/Silvi)
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Le indicazioni stradali lungo l'Emilia per Castellina e Riparbella (Foto Falorni/Silvi)

I cittadini di Riparbella e Castellina l’8 e 9 maggio dovranno decidere se fondersi. L’ultima volta? Era accaduto 208 anni fa

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CASTELLINA. Sono stati insieme per pochi anni e solo perché obbligati dalle leggi napoleoniche. Riparbella e Castellina Marittima, a distanza di oltre 200 anni da quel dicembre 1808, avranno domenica 8 e lunedì 9 maggio l'opportunità di scegliere se tornare ad essere un unico Comune oppure no. Ci sono ragioni di bilancio e obblighi di legge che si scontrano con chi è legato al suo campanile e non vuole avere niente a che fare con quello del vicino. C'è la voglia di unire i servizi che fa a pugni con chi teme di perdere l'ufficio postale del paese. C'è una vicinanza geografica alla quale si oppongono quelli che "con i castellinesi ci facevo a cazzotti da ragazzo ed è bene che stiano per conto loro".

A poche ore dal referendum siamo andati nelle terre di mezzo tra i due Comuni. Partendo dalla Melatina, una delle frazioni di Riparbella. «Ancora non ho deciso per il sì o per il no, di sicuro andrò a votare - spiega Dino Bartalesi, un pensionato che vive a Riparbella dal 1968 -. Non ho partecipato molti a degli incontri, ma per quanto ho capito prima o poi la fusione andrà comunque fatta. Tanto vale anticipare i tempi».

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La strada porta a San Martino, vecchio nome della stazione di Riparbella e dove oggi, tra le poche case, spicca un complesso alberghiero di proprietà dell'ex bomber del Livorno Igor Protti. Ci si arrampica lungo una via tortuosa ma dalla quale si gode di un panorama mozzafiato. In paese un vecchio casolare diroccato, La Fattoria, di fronte al Municipio. Poi il bar con tanti anziani seduti intorno ai tavolini. «Io sarei anche stato favorevole alla fusione, ma con Cecina e non di certo con Castellina - spiega Renzo Dal Canto -. Raggiungere Cecina per noi di Riparbella è molto più comodo. E mi possono dire tutte le cose che vogliono sui vantaggi di mettersi insieme, io voterò no». Intorno al bancone del bar il fronte riparbellino del no è dominante. «Le aziende che funzionano meglio hanno un numero di soci dispari minore di tre, quindi può già capire come voterò». Spiega Cesare Turchi.

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Milena Cereda, che a Riparbella abita da pochi anni dopo il suo trasferimento da Milano, voterà, invece, sì. «Tra due anni la fusione ci sarà in ogni caso». Sedute accanto a lei ci sono due amiche che voteranno no. «Ma siamo comunque amiche, non ci dividiamo certo per un referendum».Trenta minuti in auto dominando la costa livornese dall’alto tra vitigni e olivi e si raggiunge Castellina Marittima. Il paese dell’alabastro. Un gruppo di donne parla lungo la strada. «Io sono ancora indecisa e lo sarò fino all’ultimo momento - spiega Giuliana Giaconi, una vita passata tra Borgo Cappuccini e Castellina -. Per i bilanci dei due Comuni sarebbe meglio stare insieme, ma per l’identità delle due comunità voterei per il no. Ho ancora un po’ per pensarci».

Il bar, qualche turista e i pensionati a leggere i giornali. «Per me si è parlato poco di questo referendum - spiega Andrea Spadaccini, 49 anni titolare dell’attività -. Io andrò a votare ma in questi giorni la questione non è stata molto discussa qui in paese».

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Umberto Lapini, pensionato, crede che ci sarà una grande astensione. «Non credo andranno in molti a votare - dice -. Cosa farò io? Forse voterò sì, perché i Comuni hanno sempre meno soldi e prima o poi dovremmo metterci insieme». Da Castellina si scende verso Le Badie. Una frazione a metà tra la provincia di Pisa e quella di Livorno. Ancora un bar. «Voterò sicuramente sì - dice senza esitare Vittorio Ginavri, origini fiorentine ma ormai castellinese e con un cartellino “io voto sì” appuntata sul petto -. Sarei stato favorevole anche ad un super Comune con Cecina e Rosignano».

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VECCHI E GIOVANI. A Riparbella l’unione con Castellina sembra non piacere ai cittadini “storici”, nati e vissuti a pochi passi dal campanile. Il caso più esemplare è quello di Ferruccio Melani (nella foto a sinistra). Pensionato di 93 anni, una casa a cento metri dal bar, dal Municipio e dalla piazza principale di Riparbella. «Cosa voto alla fusione? Ovviamente no - interviene subito Ferruccio non appena varchiamo la porta del bar -. La vede quella casa lì? Sono da più di novanta anni che ci abito e con i castellinesi non ci voglio certo cominciare a stare adesso. Quando eravamo giovanotti si andava a ballare a Castellina e con loro si facevano sempre delle scazzottate, erano gelosi».

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Se il riparbellino Ferruccio Melani sarà tra i più anziani a votare, a Castellina abbiamo parlato con Filippo Mannari (nella foto di destra), classe 1996. «Io credo voterò sì, anche per una questione di coerenza - spiega il ragazzo -. Il nostro sindaco aveva già scritto nel suo programma elettorale che avrebbe promosso l’unione con Riparbella. Non credo, poi, che unendo i due paesi andrebbero perse le rispettive tradizioni, ci sono questioni economiche più importanti rispetto all’attaccamento al proprio campanile. Anche se capisco i più anziani che sono nati castellinesi e vogliono morire castellinesi».

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