«Che fine hanno fatto i soldi dell’eolico?»
Emilio Mancini (Ipc) lega il tema a quello del referendum per l’unione tra Riparbella e Castellina
RIPARBELLA. Nessuna copertura dell'edificio scolastico o di altra proprietà comunale con impianti fotovoltaici. Nessuna attività promozionale svolta per informare i cittadini sui vantaggi delle energie rinnovabili. Nessun bonus nelle bollette delle famiglie. Questi sarebbero alcuni dei motivi principali per i quali la società parco eolico di Riparbella non ha saldato il contributo dovuto nel 2015 al Comune, costringendo l'amministrazione a rivolgersi a fine dicembre ad un legale, Luigi Guccinelli, per avviare le attività occorrenti al recupero delle somme previste in convenzione.
La conferma di come il vento soffi sulle pale eoliche ma i soldi, dopo i primi 337mila versati dal 2012, rischino di non confluire più non solo nelle tasche dei cittadini ma anche in quelle delle amministrazione. E nell'ultima commissione consiliare, quella relativa agli affari istituzionali nella quale si è discusso di bilancio, sarebbe emerso che, contrariamente a quanto dichiarato poche settimane fa dallo stesso primo cittadino Fantini, all'appello mancherebbe anche l'ultima tranche di pagamento da 100mila euro con scadenza 30 dicembre 2014 della quale, comunque, non c'è traccia ufficiale sul sito del Comune.
Il nodo legato all'eolico si intreccia alla campagna referendaria per la fusione di Riparbella e Castellina in un unico ente. «Considerando che la Parco Eolico non ha ancora pagato il dovuto per il 2015 sorprende vedere, come emerso anche in commissione, che il Comune chiuderà il bilancio con un avanzo di amministrazione di oltre 700mila euro - spiega il capogruppo di Insieme per Riparbella Emilio Mancini -. Questo avanzo, dunque, arriva dalle tasse prelevate dalle tasche dei cittadini che in cambio non hanno avuto nulla se non aumenti costanti dei vari tributi e ora ci dicono che il Comune deve sparire perché non ha le risorse per andare avanti? Poco credibile».
Guardando agli avanzi di amministrazione dei due enti quello di Castellina risulta essere molto più basso rispetto a quello di Riparbella. Poco più di 150mila euro e per di più difficilmente spendibili per i vincoli legati al patto di stabilità. «Ora la storia della fusione acquista il sapore della beffa oltre al danno, se ci fondiamo con Castellina porteremo in dote un bel patrimonio, il Comune di Riparbella infatti non è morto come dimostra il bilancio che porteranno in approvazione venerdì - prosegue Mancini -. Questo enorme avanzo testimonia il fallimento della loro programmazione e un bilancio fatto male, non aver speso questi soldi è un danno gravissimo sia perché Riparbella continua a vivere un degrado che non merita sia perché ora, con le norme vigenti, diventa difficile spenderli l'anno successivo. Pensiamo solo alla questione dei parcheggi, da tutti indicati come opera fondamentale per il rilancio del paese e di cui ancora oggi non c'è traccia».
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