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Zona blu, la riqualificazione e i dubbi delle associazioni
SAN VINCENZO. Sul percorso di riqualificazione della Zona blu di San Vincenzo le associazioni di categoria mettono più di un paletto. E lo fanno in una nota congiunta i rappresentanti di...
SAN VINCENZO. Sul percorso di riqualificazione della Zona blu di San Vincenzo le associazioni di categoria mettono più di un paletto. E lo fanno in una nota congiunta i rappresentanti di Confesercenti, Confcommercio e Cna a seguito dell’incontro avuto con l’assessore alle Attività produttive Massimiliano Roventini, lo scorso 6 aprile. E già in quella sede le associazioni avevano esposto numerose perplessità.
«Prima fra tutte è stata fatta una considerazione sull’impegno economico che viene richiesto alle aziende in un momento in cui, nonostante le stime per il 2016 siano positive sulle presenze turistiche, ci sono difficoltà per le imprese che operano sul territorio». Così a una voce i rappresentanti di Confesercenti, Confcommercio e Cna. E per questo nella nota congiunta presentata all’amministrazione comunale le tre associazioni di categoria chiedono «di non porre un limite di spesa minimo, previsto ora a 10.000 euro, per il recupero della Cosap. In questo modo si potrebbe raggiungere l’obiettivo di offrire le medesime condizioni di recupero della spesa anche alle piccole aziende che opteranno magari per interventi limitati e nello stesso tempo si potrà incoraggiare chi deciderà di scegliere di installare strutture “aperte” che hanno un costo minore».
Nel documento si richiede inoltre un abbattimento della Cosap in sette anni «per investimenti attivati entro il 31 dicembre 2017» e che il canone «non sia aumentato nei prossimi otto anni oltre la soglia dell’indice dei prezzi al consumo». E ancora: «Lo smantellamento delle strutture esistenti dovrà avere come ultimo termine il 2017, per concedere alle imprese tempo per adeguarsi dato che comunque l’amministrazione non procederà alla riqualificazione dell’arredo prima del 2017». Tra i rilievi e sui cui chiedono un’attenta valutazione la previsione che le strutture dovranno avere la stessa larghezza della facciata del pubblico esercizio, salvo specifiche autorizzazioni delle altre proprietà interessate, e una profondità massima di 3 metri. «Andrà valutata attentamente per non coprire le altre attività commerciali – concludono - che si trovano accanto alle aree limitrofe».
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