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Gas tossico, ora l’azienda deve mettere in sicurezza

Gas tossico, ora l’azienda deve mettere in sicurezza

I vigili del fuoco: «Finita l’emergenza, reazione chimica sotto controllo» Rilievi sull’aria di Arpat, che ha acquisito i documenti sui rifiuti nei capannoni

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VADA. Sul caso del gas tossico sprigionatosi in un capannone dell’Ecomar lunedì, la palla adesso passa all’azienda, che si dovrà occupare di portare a termine la bonifica sulla base di un piano di sicurezza.

Il punto sulla reazione chimica. Ieri mattina tecnici di Comune, Arpat, Asl e vigili fuoco sono andati ai Polveroni per verificare l’andamento della situazione quattro giorni dopo la fuga di gas tossico (acido solfidrico) da un capannone di Ecomar (azienda che si occupa del trattamento di rifiuti industriali pericolosi e non pericolosi). «La fase acuta del fenomeno - spiega Paolo Ghelardi, responsabile del comando vigili del fuoco di Livorno - adesso si è esaurita. All'interno la reazione chimica continua, anche se la temperatura è sotto controllo (stazionaria tendente alla diminuzione) come del resto le emissioni». Il responsabile dei vigili del fuoco sottolinea che «all'esterno del capannone non si rilevano emissioni apprezzabili (a distanza di 10 metri), né nostre né da parte di Arpat. Ciò non significa che qualcuno possa avvertire uno strano odore (come di uova marce), dato che questa sostanza ha una soglia olfattiva bassa (per avvertirla bastano poche parti per miliardo) quindi si può verificare che qualcuno lo avverta. Ritengo improbabile che con queste concentrazioni si possano verificare episodi di irritazione agli occhi».

I rilievi di Arpat nell’aria. Il mezzo mobile Arpat per la misura della concentrazione in aria di acido solfidrico è stato posizionato nei pressi dell'ingresso UE della Solvay (versante sud) e, - si legge in una nota dell’agenzia regionale per la protezione ambientale - «a partire dalle ore 16 del 12, ha iniziato il rilevamento di questo parametro in aria. I dati rilevati fino alle ore 15 del 13 aprile, sono compresi nell'intervallo 0,7 – 2,1 µg/m3 (come media oraria). Per questo parametro non sono disponibili livelli di riferimento normativo, per cui, normalmente i valori sono confrontati con i limiti indicati dalle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, che fissano una soglia molto cautelativa per la salvaguardia della salute delle persone esposte per periodi prolungati, di 150 µg/m3, come media delle 24h; gli effetti avversi, a partire dall'irritazione degli occhi si possono infatti verificare per valori superiori di 100 volte rispetto a questa soglia». Durante il sopralluogo del giorno 12 aprile Arpat ha iniziato il controllo ispettivo per l'incidente, «acquisendo la documentazione inerente tutte le tipologie di rifiuti oggetto del trattamento che ha originato l'incidente, fra cui i formulari di identificazione dei rifiuti, le schede di caratterizzazione ed i rapporti di prova contenenti le analisi di caratterizzazione degli stessi», termina la nota. (a.c.)

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