Il Tirreno

L’eccidio nazifascista spacca in due il paese

di Alessandro Bientinesi
La manifestazione "incriminata" al monumento sorto nel luogo dell'eccidio
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La manifestazione "incriminata" al monumento sorto nel luogo dell'eccidio

Guardistallo, il gruppo di opposizione (Pd) organizza una visita al luogo della strage e il sindaco la ritiene una manifestazione non autorizzata e lo denuncia

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GUARDISTALLO. Continua a dividere l'eccidio nazifascista di Guardistallo. Undici partigiani e 52 civili uccisi, tutti uomini rastrellati fra i poderi e portati a morire il 29 giugno 1944. Una rappresaglia che si rivelò una carneficina, per un soldato tedesco morto in un conflitto a fuoco poche ore prima tra i nazisti e i partigiani del distaccamento "Otello Gattoli". A distanza di quasi 72 anni, quella ferita nella comunità di Guardistallo non si è ancora chiusa. Anzi, a meno di quindici giorni dalle celebrazioni della liberazione d'Italia, il paese si spacca nuovamente in due. A incendiare il dibattito è un esposto del sindaco Sandro Ceccarelli nei confronti dei due consiglieri del gruppo di opposizione Democratici per Guardistallo (Pd) Rita Pampana e Mauro Gruppelli. Il motivo? Aver organizzato una manifestazione non autorizzata sul luogo dell'eccidio, in località Bucaccia, lo scorso 25 aprile 2015. Un esposto del 29 aprile dello scorso anno del quale Gruppelli e Pampana sono venuti a conoscenza soltanto con un accesso agli atti compiuto pochi giorni fa.

Tutto si origina da un punto fondamentale: quello tra i partigiani e i tedeschi fu un incontro fortuito o il conflitto a fuoco che portò alla rappresaglia fu un errore partigiano? Le polemiche di questi giorni nascono anche da questa domanda.

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«Lo scorso 25 aprile, insieme a Rita Pampana e un'altra ventina di persone, molte delle quali non legate al Pd, ci siamo recati sui luoghi dell'eccidio - ha spiegato in una conferenza stampa convocata il 9 aprile il consigliere dei Democratici per Guardistallo ed ex sindaco Mauro Gruppelli - non avevamo bandiere, ma solo un mazzo di fiori che abbiamo deposto alla Bucaccia. Con noi c'erano anche alcuni familiari delle vittime dell'eccidio. Alle 12 è arrivato, insieme ad una delegazione del Comune di Cecina, il sindaco Ceccarelli che con un sms aveva convocato il nostro gruppo alla cerimonia ufficiale. Ceccarelli ha tenuto il suo discorso e, a distanza di quattro giorni, ha firmato un esposto nei nostri confronti ma del quale siamo venuti a conoscenza solo pochi giorni fa, quasi casualmente, con un accesso agli atti quasi fortuito».

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Violazione dell'ordine pubblico in relazione ad una manifestazione non autorizzata presso il cippo in memoria delle vittime dell'eccidio. «Con questa conferenza stampa - ha aggiunto Gruppelli - vogliamo denunciare la gravità di questo esposto. Il sindaco Ceccarelli fa tanta retorica, ma ci ha citato a quasi tutte le autorità di sicurezza per una visita strettamente privata e spontanea». Una tesi che ieri, alla conferenza stampa, altri hanno sostenuto. In primis Marisa Caciagli e Giuseppe Agostini, entrambi ex primi cittadini di Guardistallo. Insieme a loro Ettore Vittorini, Walter Lavorerio e Franco Tarchi. «Quello della Bucaccia è un luogo pubblico e non privato e noi non capiamo davvero dove sia la manifestazione della quale parla il sindaco - spiegano - questa è una mossa maldestra che rischia di non favorire il clima di pacificazione che lo stesso Ceccarelli dice di voler raggiungere».

Il primo cittadino, ovviamente, non ci sta. «Il 25 aprile dello scorso anno si sono accavallate due manifestazioni - spiega Ceccarelli - una organizzata dal Pd e una del Comune. Quello, però, è un luogo di tutti i cittadini, non di un solo partito. E in più c’è una chiara volontà di non riconoscere l’autorità del sindaco. Gruppelli e Pampana non hanno pensato alle regole da rispettare e ora si fanno scudo con i familiari delle vittime». Qual è, allora, il motivo dell’esposto? «Le regole valgono per tutti e parlano chiaro e quella che il gruppo di opposizione ha convocato, con tanto di volantino pubblicato anche su Facebook, è una manifestazione in piena regola. E l’esposto è verso di loro, non certo verso i familiari delle vittime. Il tutto per non riconoscere una verità storica che ancora divide la comunità e legata al ruolo che i partigiani ebbero in quei giorni drammatici».

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