Il Tirreno

Profughi ospiti a Marina lo scontro è tutto politico

di Manolo Morandini
Profughi ospiti a Marina lo scontro è tutto politico

Fuoco di fila tra i Giovani toscani della Lega nord e l’amministrazione di Cecina Diciotto le persone, tutti uomini sotto i 30 anni, seguite dai mediatori dall’Arci

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CECINA. Sono arrivati in silenzio. Una misura di sicurezza, spiegano dalla Prefettura di Livorno, poiché sono persone che hanno richiesto la protezione internazionale, come richiedenti asilo che arrivano da zone di guerra e da situazioni di pericolo. Per adesso sono 18, tutti uomini sotto i trent’anni, ospitati nella dependance dell’hotel Mediterraneo, seguiti dai mediatori dall’Arci Bassa Val di Cecina. Al rumore però c’ha pensato la politica. La critica del modello di accoglienza, prima. E in crescendo la richiesta all'amministrazione comunale di Cecina della sezione provinciale del Movimento giovani Toscani-Lega Nord di far luce sulla presenza o meno di un «giovane in passato trovato in possesso di foto di armi e guerriglia». La domanda è rilanciata con una nota ufficiale. È benzina sul fuoco. Clamore. Allarme. Eppure, l’episodio scatenante ha ben altra portata. A chiarirlo è il vicesindaco di Cecina Giovanni Salvini.

La richiesta leghista. La richiesta parte dalla sezione provinciale del Movimento giovani Toscani-Lega Nord e arriva in scia al dramma dell’attentato terroristico di Bruxelles. «I giovani immigrati clandestini ospitati a Marina con somma gioia del sindaco Lippi provengono dall’Hotel Saint Vincent di Castiglioncello, gestiti quindi allora ed ora dall’Arci, a cui la prefettura, emissaria del Ministro Angelino Alfano, ha affidato la gestione del progetto. Ma qualche mese fa, proprio nei giorni successivi alla strage di Parigi, il Comitato provinciale di pubblica sicurezza, tavolo a cui siede, peraltro, proprio il prefetto di Livorno, dava mandato alle forze dell’ordine di intensificare i controlli tra gli immigrati clandestini. Fu così che i carabinieri trovarono uno dei clandestini del Saint Vincent, nel progetto Arci, in possesso di inquietanti fotografie ritraenti immagini di guerra e di pericolose armi».

Un dato da cui i leghisti partono per chiedere al sindaco Lippi di «acquisire immediatamente informazioni quanto alla presenza o meno di quell’uomo a Marina di Cecina, se esso sia tra quelli trasferiti sul nostro lungomare, oppure no e se vi siano persone a lui legate da rapporti». E ancora: «La misura è colma, non è più tempo per il solito buonismo dell’accoglienza che nasconde in realtà posti di lavoro e remunerazione per Arci e cooperative varie (così come i buoni pasto dello Sprar spendibili solo alla Coop) e veicolanti nuovi terroristi, nascosti a fianco di chi davvero ha bisogno e scappa dalla guerra. Se il sindaco e la giunta intendono, in nome della solita novella dell’accoglienza, non preoccuparsi di sorvegliare su dati come quello di cui stiamo parlando, è bene che se ne vadano a casa: i cecinesi non vogliono rischi in nome di tanti discorsetti astratti e ideologici». E sottolineano: «Contiamo sulla coscienza degli amministratori e ci auguriamo quindi che diano prova di serietà operando una stretta sorveglianza sulla situazione con continue richieste di informazioni al prefetto e all’Arci, collaborando anche, qualora la situazione lo richiedesse, con le forze dell’ordine».

La giunta comunale. Il vicesindaco di Cecina Giovanni Salvini parla di «caso del presunto jihadista presente tra i profughi ospitati a Cecina Marina». E lo smonta senza lasciare spazio al dubbio. «Si prende una notizia vaga, appresa chissà come da una fonte certo non ufficiale, che riferisce di un accertamento fatto a un ragazzo pakistano, senza chiedersi in realtà da dove venga realmente, con la sola colpa di aver portato nel suo cellulare le immagini dell’orrore da cui sta fuggendo, gesto comprensibilissimo se lo si considera, anche solo per un istante, da una prospettiva umana».

«Non conta più il lavoro delle forze dell’ordine che costantemente seguono e dirigono le attività di accoglienza – prosegue Salvini –. Tanto meno vale la professionalità degli operatori e dei mediatori culturali che giorno dopo giorno, da anni, realizzano questa accoglienza sul nostro territorio, senza che mai ci siano stati fatti che avessero nemmeno il sentore di essere collegabili ad attività terroristiche». E conclude: «Se, in giorni come questi, si può comprendere la paura, al tempo stesso proprio in giorni come questi non si può accettare lo sciacallaggio politico di iniziative davvero “terroristiche” come queste. Il tutto infine rivela il proprio carisma di strumentalità e di infondatezza, quando si scopre oltretutto che il ragazzo pakistano, peraltro immediatamente scagionato da ogni accusa, non ha mai messo piede a Marina di Cecina».

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