Il Tirreno

Sirti, scatta lo sciopero presidiati i cancelli

di Manolo Morandini
Sirti, scatta lo sciopero presidiati i cancelli

San Vincenzo, due giorni di agitazione per scongiurare la chiusura del cantiere I 17 addetti da aprile per l’azienda devono trasferirsi nella sede di Calenzano

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SAN VINCENZO. “No al trasferimento del personale”. Caratteri maiuscoli. Vernice rossa. La scritta è un grido di rabbia. Quello dei 17 addetti in forza al cantiere Sirti di San Vincenzo. L’azienda, nell’ottica della riorganizzazione, ha deciso di chiudere la sede e trasferire dal primo di aprile tutti i dipendenti nella sua struttura di Calenzano. A vuoto le trattative dei mesi scorsi. Respinte al mittente le proposte delle organizzazioni sindacali. Così ricostruisce la vicenda David Romagnani, della segreteria Fiom provinciale di Livorno. Dalla mattina del 10 marzo i lavoratori sono in sciopero. Otto ore di fermo con presidio di fronte ai cancelli dell’azienda per impedire lo svuotamento del magazzino. Braccia incrociate anche oggi per dare voce alla loro situazione.

La vicenda Sirti, impresa di servizi a livello nazionale, fondata a Milano nel 1921, impegnata nei settori telecomunicazioni, trasporti, energia e impianti tecnologici, che occupa circa 4.000 addetti (dei quali 110 in Toscana nelle sedi di Pisa, San Vincenzo e Calenzano) da tempo si accompagna a ripetuti annunci di riduzione dei posti di lavoro in tutta Italia. Una presenza storica per San Vincenzo.

«Il trasferimento, formalizzato in questi giorni, penalizza e non poco i lavoratori che si troverebbero di fatto a dover sopperire ai costi delle trasferte fino ad ora a carico dell'azienda stessa», afferma il sindacalista Romagnani.

L’ipotesi di chiudere il cantiere di San Vincenzo ha preso corpo lo scorso settembre. Anche l’amministrazione comunale si è interessata della vicenda. «Si è tenuto un incontro in comune alla presenza del direttore amministrativo del personale Sirti Antonio Acanfora, dei sindacati e dei dipendenti – dice il sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini –. In quella occasione furono date garanzie sul mantenimento dei mezzi aziendali ai dipendenti o di un’indennità di spostamento in loro favore. Adesso veniamo a sapere che niente di tutto ciò è stato mantenuto. Come amministrazione ci schieriamo al fianco dei lavoratori. La chiusura è una perdita per tutto il territorio».

La lettera della procedura di trasferimento è datata 26 febbraio. «Abbiamo avanzato all’azienda la richiesta di un esame congiunto per verificare se ci sono margini di trattativa», spiega Romagnani. «L’azienda nella sua scelta di riorganizzare la presenza sul territorio avrà valutato di ottenere dei risparmi ma qui si stanno penalizzando dei lavoratori su cui si stanno scaricando tutti i costi di questa scelta. Hanno detto no alla richiesta di mantenere ai 17 dipendenti come luogo di assunzione San Vincenzo, che avrebbe consentito loro di avere diritto a un'indennità. Nessuna garanzia neppure per i mezzi aziendali, che invece oggi sono affidati ai lavoratori che al mattino ricevono via cellulare le indicazioni dei luoghi di lavoro da raggiungere senza passare dalla sede. Anche la proposta di dare loro un forfait per compensare il danno di dover raggiungere tutti i giorni Calenzano è stata respinta».

Si tratta di una riorganizzazione che per il sindacato non è figlia di un calo dei volumi di lavoro. «I dipendenti dicono che continuano a fare le cose che facevano anche dieci anni fa – sostiene il sindacalista Fiom –. In questi mesi abbiamo cercato di avanzare ogni tipo di proposta per giungere ad un accordo che tenesse insieme disagi dei lavoratori e necessità organizzative, ma l'azienda non si è resa disponibile a discutere. Abbiamo proclamato lo sciopero con presidio per impedire lo svuotamento del magazzino. I lavoratori con questa prima iniziativa non intendono arrendersi. Valuteremo tutte le strade, dall'allargamento della lotta agli altri cantieri, fino alla tutela legale in ogni sede giudiziaria». E conclude: «È tempo che anche i forti come i deboli trovino la via del buon senso».

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