Il Tirreno

Geometra esploratore scopre il mondo su un “longboard”

di Maria Meini
Marco Guariglia in longboard
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Marco Guariglia in longboard

Il cecinese Marco Guariglia, 34 anni, dalla Nuova Zelanda a Taiwan: ha girato l’isola in equilibrio su una tavola da skate

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CECINA. Diceva Bruce Chatwin, lo scrittore viaggiatore inglese che ha trasformato il suo peregrinare in giro per il mondo in letteratura del sogno, che la vita è un viaggio da fare a piedi. Marco Guariglia lo ha preso in parola. Il geometra cecinese, 34 anni, ha nelle vene il sangue dell'esploratore. Dalla Nuova Zelanda all'Australia, fino a Taiwan, per Marco la vita è un continuo movimento.

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Viaggio-salvezza. «Viaggiare mi ha salvato», dice sorridendo. Salvato da che cosa? Dalla noia, dall'inquietudine. La sua voglia di scoprire nuove mete si fonde col desiderio di mettersi alla prova. È nel movimento che Marco Guariglia trova la ragione della sua esistenza. Ma non è una scelta teorica. È un impulso, un bisogno che diventa filosofia di vita. Quello stesso entusiasmo che l'anno scorso lo ha fatto decidere di attraversare Taiwan su una tavola. A piedi, “pagaiando” tra camion, bici e auto. Quei piedi che ha scelto come foto del suo profilo facebook. 470 chilometri macinati in tappe di 120 - 150 chilometri su un’asse un po' più lunga dello skate, che si chiama longboard. Da Taipei a Kenting, sulla costa ovest, passando per Tongxiao, Miaoli e Mituo, da nord a sud dell’”isola bella” (è il significato di Formosa, o Taiwan) dove vive da quattro anni con la moglie Ray e i due figli: la primogenita Yadel di 4 anni e il maschio Yalex, di tre. Ma prima di approdare a Taiwan Marco Guariglia ha macinato altre decine di migliaia di chilometri. Diplomato geometra a Cecina, dopo uno stage in un ufficio tecnico della zona si ritrova senza lavoro. È allora che decide di prendere la valigia, lo zaino anzi per viaggiare leggero, e partire. La meta è la Nuova Zelanda. «Volevo andare nel posto più lontano, per questo ho scelto Oakland». È poco più che ventenne quando salpa per l'Oceano Pacifico. Pochi soldi in tasca, un piccolo vocabolario di inglese e gli occhi spalancati sul mondo. Nella terra dei Maori, dal nord a Wellington, Marco studia l’inglese e lavora. «Facevo quello che trovavo: ho lavorato nei ristoranti, stampato magliette turistiche».

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Il posto più lontano. All'epoca Marco viveva con la famiglia a Cecina: babbo, mamma, due sorelle. «I miei genitori mi hanno dato una mano all'inizio - racconta -. Sì, forse erano un po' preoccupati che me ne andassi così lontano, da solo, ma hanno capito che era davvero quello che volevo e mi hanno assecondato». La Nuova Zelanda è un'esperienza entusiasmante per il giovane geometra: trovarsi all'altro capo del mondo, conoscere gente di tutte le nazionalità è un potente elisir per affrancarsi dalla provincia italiana. «Nelle farm (fattorie, ndr) c'erano tantissimi giovani come me - dice - di tutto il mondo». Ma il lavoro non gli basta per farsi rinnovare il permesso di soggiorno.

Il video di Taiwan in longboard

Andata e ritorno. Così torna in Italia. Dopo 4 mesi riparte, stavolta per l'Australia. Ed è la folgorazione. «L'Australia è un paese fantastico, l'ho girato in lungo e largo, sempre lavorando come cameriere e nelle farm col working holyday visa». Un programma che consente ai giovani viaggiatori, dai 18 ai 30 anni, di lavorare e soggiornare in Australia. Il lavoro permette infatti di ottenere il visto per un anno, rinnovabile. Ma in Australia Marco ricomincia anche a studiare, specializzandosi in interior design. Ed è lì che conosce Ray, una stilista taiwanese, che diventerà sua moglie.

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L'amore passa da Taiwan. Per sposarsi Marco e Ray scelgono l'Italia, tornano a Cecina. «Ci siamo detti sì alla Cinquantina», racconta Marco. «Volevamo rimanere, perché Ray era incinta della nostra prima figlia, ma sono bastati pochi mesi per capire che non era la nostra destinazione». Così si trasferiscono a Taiwan, dove sono rimasti a vivere, con brevi parentesi italiane. A Taipei Marco lavora come interior design, la moglie si occupa di moda. Ma quell'irrequietezza che gli fa prudere i piedi, la smania di muoversi, rimane.

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A piedi è meglio. È così che il geometra designer ha scoperto il longboard. E la passione per i video. Armato di una GoPro digitale (una piccola videocamera resistente e ultrasensibile) e di un’asta da selfie gira prima il Giappone e la Malesia, poi si concentra su Taiwan. One man one longboard one country, recitano i titoli di coda dei suoi video amatoriali. Immagini in movimento che sprizzano voglia di vivere, tra pioggia, vento, la spuma dell'oceano (lì si chiama Mar Cinese) che costeggia con la tavola cantando, in continuo equilibrio nel traffico, sui ponti, lungo le strade. L'autore di "In Patagonia" annotava sui suoi preziosi taccuini dalla copertina nera (è stato Chatwin a lanciare nel mito le moleskine) che "la vera casa dell'uomo non è una casa, è la strada". Quello che conosci con i tuoi piedi è la tua vita vera. Le orme in cui ti riconoscerai. Le orme di Chatwin passavano per la Terra del fuoco. Il geometra cecinese le ha lasciate nella terra degli aborigeni. «Il mio sogno - confessa - è di andare a vivere con la mia famiglia in Australia». C'è da scommettere che ci riuscirà.

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