Il Tirreno

Una sala cinematografica dentro al teatro Solvay

di Alessandra Bernardeschi
Una sala cinematografica dentro al teatro Solvay

La proposta di Capanna, vicepresidente associazione industrie cinematografiche e habitué di Castiglioncello: «Do volentieri il mio aiuto ma serve un progetto serio»

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CASTIGLIONCELLO. Da oltre un mese il cinema di Castiglioncello è chiuso. I lavori di riqualificazione della storica sala cinematografica, non sono ancora iniziati. Accanto ai cartelli con scritto “vendesi”, in riferimento agli appartamenti che vi saranno realizzati, i manifesti degli ultimi film proiettati in quella sala chiusa dal 10 di gennaio. Più di un mese è trascorso durante il quale i cittadini che abitano nel Comune di Rosignano Marittimo, se vogliono godersi la proiezione di un film, sono costretti a salire in auto per andare nelle sale cinematografiche più vicine: Cecina o Livorno. Ma non per tutti è così semplice e scontato. Una chiusura, quella della sala cinematografica, che seppur temporanea, porta alla ribalta l’impoverimento delle attrattive culturali e di svago presenti sul territorio, così come nelle settimane scorse hanno evidenziato alcuni residenti. Una chiusura, tra le altre cose, prevista da tempo: da quando l’amministrazione comunale ha approvato il progetto di riqualificazione della struttura immobiliare di Portovecchio. Una chiusura che, tra le altre cose, avviene in un territorio dove, fino a qualche anno fa, di cinema ce ne erano ben quattro, se si contano anche le due arene aperte in estate, una a Rosignano Solvay ed una in pineta a Castiglioncello. Tra chi si dice disposto a dare una mano, ma solo di fronte ad un progetto istituzionale e imprenditoriale concreto, c’è Jacopo Capanna. Lui, vice presidente dell’Anica, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive, che Castiglioncello lo ha nel cuore, di cinema se ne intende. «Iniziamo dagli aspetti positivi – dice Capanna durante la nostra telefonata- l’amministrazione comunale è in procinto di acquisire il teatro Solvay. Ciò potrebbe aprire uno spiraglio di notevole interesse perché, la recente normativa, offre aiuti più che interessanti, per la digitalizzazione delle sale cinematografiche». Perché tutto passa proprio da lì. Era il 4 novembre del 2014 quando, proprio Capanna, lanciò sul nostro giornale un grido d’allarme intervenendo in difesa del cinema locale. Lo fece ricordando che, con la chiusura della sala di Castiglioncello (era già stata annunciata la globale ristrutturazione dell’edificio di Portovecchio), di fatto non sarebbero più esistiti luoghi dove potersi godere la proiezione di film. Il teatro Solvay, infatti, non ha impianti per la proiezione in digitale. «Dal 30 giugno 2014 è cessata da parte dei distributori la consegna delle copie su pellicola positiva. E dunque l’unico sistema per proiettare un film è quello della pellicola digitale presente nel solo cinema di Castiglioncello, oggi chiuso. Una situazione che avevo già previsto e dichiarato nel 2014. Adesso che il cinema è chiuso se ne evidenziano i disagi». È chiaro Capanna: «gestire un cinema non è affatto semplice. Significa programmare, conoscere i distributori, avere sale adeguate e conformi alle normative, perché si tratta di luoghi pubblici. Tutto va preparato. E, soprattutto, occorre la digitalizzazione. Tutto va programmato e stabilito per tempo se un territorio tiene all’arte del cinema». Uno sbocco a questo problema può essere dato proprio dalla sala del teatro Solvay «ma occorre un progetto serio sia a livello istituzionale che imprenditoriale». Un progetto con obiettivi precisi: «solo in questo caso posso offrire la mia gratuita collaborazione, la mia esperienza ed i miei contatti. Perché a tutti è chiaro ormai quanto ami Castiglioncello e non è possibile che il vasto Comune di Rosignano rimanga, per lungo tempo, senza cinema».

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