Legge sui cinghiali le richieste di Atc e associazioni
Cecina, documento congiunto da presentare alla Regione Tra i nodi il rischio di creare dissapori con gli agricoltori
CECINA. I cacciatori del livornese non sono per niente soddisfatti della nuova legge regionale, nata per regolare la presenza massiccia degli ungulati in Toscana. Circa 250.000 gli abbattimenti previsti in tutta la regione. Per questo si riuniscono il 10 febbraio a Cecina, nella sede Arci di piazza della Libertà, per elaborare un documento ufficiale in cui avanzeranno richieste e proporranno soluzioni utili all’interpretazione della legge, in modo da non generalizzare. Per le associazioni venatorie, infatti, la legge è generica e rischia di creare forti dissapori tra le due parti principalmente chiamate in causa, cacciatori e agricoltori.
Inoltre, è bene evidenziare come i vari distretti territoriali, presenti nella regione, non possano avere criteri di applicazione della legge univoci, e su questo, in particolare, si batteranno i rappresentanti delle varie associazioni e confederazioni. Infine, si punta il dito contro una legge costituita a tavolino e troppo politica che poco si è affidata alle richieste, formulate dopo anni di attività diretta sul campo, delle varie associazioni venatorie. Sia l’Ambito territoriale di caccia (At) Livorno, con il suo presidente Roberto Callaioli che la Confederazione cacciatori (Cct), che racchiude Arci Caccia e Federcaccia provinciale, con il suo coordinatore Franco Poli, si sono espressi con molte perplessità sull’argomento, anticipando che presto risponderanno ufficialmente con contro proposte alla nuova legge.
«Volevamo essere coinvolti attivamente nella composizione del testo – ha asserito Callaioli, a caldo –, dopo i tanti incontri consumati in Regione e non solo. Così si rischia di vanificare gli equilibri che faticosamente gli Atc hanno costruito tra le varie forme di caccia e nel rapporto con gli agricoltori. Infine visto la vastità e le peculiarità territoriali di ogni provincia, la gestione non può essere affidata ad un unico metodo, dovrebbe plasmarsi secondo le realtà territoriali che va ad interessare».
«Siamo pronti – ha concluso Franco Poli – per raccogliere le proposte del mondo venatorio e portarle all’attenzione della Regione».
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