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Caso D’Amato, i distinguo di Bibbona Futura
Il gruppo dirigente: «Ha aderito alla maggioranza consiliare a titolo esclusivamente personale»
BIBBONA. Ingoiano il boccone amaro. Ma ci tengono a marcare le distanze dal gruppo politico di Bibbona Futura. E lo fanno mettendo in fila le date di una vicenda che ha raggiunto il suo culmine con l’annuncio ufficiale dell’adesione alla maggioranza di Maria Cristina D’Amato, entrata in consiglio come unico rappresentante della lista d’opposizione.
«La signora D’Amato non rappresenta il nostro gruppo per decisione dell’assemblea dei sostenitori – dicono –. La decisione le è stata comunicata ufficialmente il 16 gennaio». E la data segna un argine rispetto all’adesione al gruppo Bibbona Unita che sostiene la giunta guidata dal sindaco Massimo Fedeli, ufficializzata l’1 febbraio.
«La D’Amato ha aderito alla maggioranza consiliare a titolo esclusivamente personale, tradendo il mandato elettivo con una presa di posizione di cui ella è l’esclusiva responsabile nei confronti dell’elettorato – sostengono –. Nello stigmatizzare il suo comportamento e quello della maggioranza che l’ha anche “premiata” assegnandole la delega alla cultura le auguriamo un buono e proficuo lavoro».
Il gruppo dirigente di Bibbona Futura tira fuori dal cassetto anche la lettera inviata il 9 gennaio alla D’Amato, per via posta elettronica, in cui le comunicano la sfiducia. «L’assemblea ha optato per la tua estromissione come conseguenza dei tuoi comportamenti a partire dalla mancate “informative” sugli atti, per giungere alla mancata partecipazione all’assemblea, al tuo rifiuto di presentare le interrogazioni e interpellanze concordate, al tuo ostruzionismo ostentato alla concessione al gruppo di una sala del comune per l’assemblea e, buon ultimo, alla tua assenza alla seduta del consiglio comunale del 22 dicembre scorso in cui è stata discussa una questione di rilevanza fondamentale senza che il gruppo, pur presente in veste di spettatore, potesse esprimersi nell’immediatezza dell’atto». E ancora: «è di tutta evidenza che tali comportamenti sono sintomo o di indisponibilità a dedicarti all’attività politica, per altri e diversi impegni, o peggio di insofferenza verso il gruppo che ti ha designato come suo rappresentante in seno all’amministrazione comunale». Per concludere: « Sta a te se dare o meno le dimissioni dal gruppo e da consigliere adducendo motivazioni personali».
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