Il Tirreno

incontro sul bail in il 13 febbraio

di Andrea Rocchi

DONORATICO. Prima banca tra 36 istituti toscani secondo Milano Finanza, quindicesima tra 147 banche piccole (con attivo tra 650 milioni e 5,2 miliardi) secondo il mensile Banca e Finanza. Chiude l'ann...

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DONORATICO. Prima banca tra 36 istituti toscani secondo Milano Finanza, quindicesima tra 147 banche piccole (con attivo tra 650 milioni e 5,2 miliardi) secondo il mensile Banca e Finanza. Chiude l'anno con numeri da record per impieghi e raccolta (cresciuta di 70 milioni). Cosa succederà con la riforma del credito cooperativo che il governo Renzi si annuncia a varare? Non c'è il rischio che il Credito Cooperativo di Castagneto Carducci ceda quote importanti di autonomia e sia chiamato a sanare situazioni dove, invece, i conti sono in rosso ed il sistema non funziona?

Una riflessione che chi amministra Bcc Castagneto, come le altre banche rurali, ha già avviato e che - come testimonia Fabrizio Mannari, direttore generale dell'istituto - è in costante evoluzione, di pari passo con le diverse situazioni di governance che si prospettano. «Indubbiamente quando si è iniziato a parlare di riforma mi sono collocato tra gli scettici - dice Mannari -, hanno prevalso ragioni campanilistiche, la difesa dei risultati ottenuti e la paura di perdere un po' di autonomia ed allentare quel legame col territorio che ci contraddistingue. Poi mi sono reso conto che questa riforma poteva rappresentare un'opportunità anche per noi. Stilare all'interno di questo nuovo gruppo bancario un patto di coesione secondo il quale coesistono banche locali con la loro autonomia e radici sul territorio coi vantaggi, però, di una holding che è il terzo gruppo bancario italiano».

Quanto all'obiezione che chi ha i numeri più debba poi contribuire al risanamento, il direttore generale risponde: «Di fatto è già così. E' quello che avviene con il fondo di garanzia». Proprio in questi giorni Bcc Castagneto ha inviato una lettera ai propri soci e clienti. Dopo il terremoto Banca Etruria con gli altri 3 istituti che hanno fatto flop e la bufera sulle obbligazioni subordinate, la direzione di Bcc Castagneto avverte i clienti che "c'è banca e banca". «Il Credito Coop di Castagneto - si legge nella newsletter - non ha mai tradito i propri risparmiatori perché la nostra offerta è sempre stata caratterizzata da prodotti semplici da comprendere e con la giusta remunerazione, sempre in linea col profilio di rischio del singolo investitore». Proprio venerdì scorso nella direzione della Bcc si è chiusa l'ispezione di Bankitalia. Mannari è soddisfatto: «Si è sostanzialmente confermato quanto previsto con la chiusura del bilancio 2015». Numeri importanti di impieghi, raccolta, investimenti. Con una sofferenza netta di poco più del 3%, non peggiorata dunque, quando - ricorda Mannari - le piccole e medie imprese viaggiano sul 20% e la media degli istituti di credito è più alta.

Il segreto di questi risultati? «Sta nell’attenzione che poniamo verso tutti i risparmiatori - spiega Mannari - che ci ripagano con la loro fiducia. Ma anche nel rapporto stretto che manteniamo col territorio». L’istituto di Castagneto, anche nel 2015, ha investito circa 150 milioni sul territorio. Ed ha concesso prestiti e distribuito credto mantenendo sempre sott’occhio i livelli di rischio.

Ora la partita più delicata. Trovarsi pronto per la riforma senza perdere terreno nel rapporto coi clienti ed il territorio.

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