Il Tirreno

La società Porto è a secco tratta per i finanziamenti

di Manolo Morandini
La società Porto è a secco tratta per i finanziamenti

Da mesi i grandi lavori si sono fermati in attesa di superare le difficoltà Il presidente: «Non abbiamo ipoteche o altri gravami sulle nostre proprietà»

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CECINA. Destini incrociati. Il porto turistico e il litorale di Marina di Cecina sono legati da circa 30.000 metri cubi di sabbia che dalla foce del fiume dovrebbero essere sversati nel tratto di fronte alla Terrazza dei Tirreni. Tanto manca per chiudere il progetto di difesa della costa antistante all’abitato che fa capo alla Provincia di Livorno. Ma appare un traguardo lontano. Che dalla scorsa primavera viene spostato sempre più in avanti. Spinto dalle difficoltà finanziarie in cui si dibatte la Porto di Cecina Spa. Tanto che si fa strada l’ipotesi di un’altra estate come quella alle spalle.

Anche l’appuntamento dello scorso novembre è stato bucato dalla Porto Spa. La draga non si è mossa e così le ruspe chiamate a completare la darsena nuova e l’escavo in corrispondenza della foce del Cecina. Mancano tre degli undici pontili previsti. Oltre al completamento delle zone di servizio, bagni e docce. Che cosa è accaduto? Difficoltà a trovare spazi disponibili in discarica per il conferimento dei fanghi di scavo. E a grandi linee la società incaricata dei lavori Sales Spa che ha alzato il tiro. Ha richiesto il pagamento di opere già eseguite, con la Porto Spa impossibilitata a farvi fronte. Fino a che la partita si è trasformata in un decreto ingiuntivo di oltre un milione di euro. Salvo la novità di questi giorni con una linea di credito aperta alla società Porto che permetterà di chiudere il braccio di ferro con Sales.

«Con Sales abbiamo realizzato circa 17 milioni di euro di lavori, tutti pagati nei termini previsti – dice il presidente della Porto di Cecina Giuliano Matteoli –. Restano da chiarire alcuni aspetti contabili che sono legati alle permute dei posti barca e allo svincolo di alcune riserve, ma sono marginali. Sono in corso delle verifiche su quanto precedentemente appaltato che fa parte di un contratto ormai esaurito. Per i nuovi lavori si tratta di negoziarne uno nuovo». Che aggiunge: «Contiamo di arrivare a un accordo sia per il pregresso che per il futuro. L’intenzione è di continuare a lavorare con Sales».

Un’opera privata il porto, con un rilevante riflesso pubblico. Tra l’altro restano da realizzare le opere in convenzione previste in chiave sicurezza: l’argine in destra del fiume, dal ponte di via Volterra all’altezza della caserma Villa Ginori, e il nuovo ponte sul fiume. Nel conto anche il restante tratto di argine dal ponte di Marina a quello della ferrovia che è previsto a scomputo del valore dei terreni che il Comune ha ceduto alla Porto di Cecina per circa 2 milioni di euro.

Per completare queste opere e la darsena nuova la stima è di un fabbisogno finanziario di circa 10 milioni di euro e di tre anni di cantieri. Tanto basterebbe per chiudere la partita del porto con l’omologa che aprirebbe la possibilità di perfezionare i contratti di vendita dei posti barca. Solo i tre pontili che mancano nella darsena nuova, tra l’altro già acquistati dalla Porto Spa, valgono un’ulteriore disponibilità di 150 posti barca.

«Siamo arrivati a metà dell’opera e al nostro limite – sottolinea il presidente Matteoli –. Abbiamo realizzato investimenti per oltre 30 milioni di euro, compreso il valore di acquisto dei terreni, senza mettere su un metro quadrato della nostra proprietà ipoteche o altri gravami». La strategia per riattivare il volano finanziario e gli investimenti prevede un mix di soluzioni. «Entro febbraio è attesa la risposta da un pool di istituti di credito per finanziamenti a medio e lungo termine – conclude Matteoli –. Non abbiamo debiti che ci obbligano a svendere. Tra i beni che possono essere messi sul mercato ci sono il lotto immobiliare, il cantiere nautico, le aree a monte di via Volterra e l’impianto carburanti». Un complesso stimato 120 milioni di euro.

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