Il Tirreno

Morirono in due, la Provincia paga 245.000 euro

di Francesca Lenzi
La Peugeot 206 su cui viaggiavano i due senegalesi deceduti nello scontro con un platano (foto Pabar)
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La Peugeot 206 su cui viaggiavano i due senegalesi deceduti nello scontro con un platano (foto Pabar)

Donoratico: si schiantarono contro un platano sull’Aurelia, ma l’albero era troppo vicino alla carreggiata

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DONORATICO. Sono trascorsi più di cinque anni da quella notte di dicembre in cui Sene Baboucar e Sow Bassirou persero la vita tra San Vincenzo e Donoratico, in località Serragrande. La Peugeot 306 rossa di Sene andò a schiantarsi contro uno dei platani che costeggiano l’Aurelia.

Il motivo non si è mai saputo: un malore, un animale, un colpo di sonno, o semplicemente la strada scivolosa. L’unica certezza due giovani uomini, entrambi senegalesi e operai agricoli, morti. Per i parenti di uno di loro, Sow, in quanto passeggero, almeno il conforto dell’indennizzo dell’assicurazione, per la famiglia dell’altro, Sene, il conducente della Peugeot, neppure quello. A cinque anni di distanza, tuttavia, arriva la notizia di una sentenza che, oltre a rendere in sostanza giustizia a Sene, segna un precedente importantissimo per questo tipo di incidenti: una sentenza che ha condannato la Provincia a risarcire con 245mila euro i familiari di Sene Baboucar.

A ripercorrere il cammino di una causa iniziata nel 2013 e terminata soltanto qualche settimana fa è Alessandro Napoleoni, legale della famiglia del senegalese, morto a 38 anni nel dicembre del 2010, pochi giorni prima di rientrare nel paese di origine, dove avrebbe conosciuto il suo secondogenito.

L’inizio della causa. «Conoscevo un paio di ragazzi appartenenti alla comunità senegalese di Donoratico – racconta Napoleoni – Nei mesi precedenti avevamo stipulato con la comunità una convenzione per i servizi dello sportello del Movimento Consumatori. In questo senso, dopo la morte dei loro connazionali, si sono rivolti all’associazione per un aiuto nelle pratiche di rimpatrio delle salme. Da lì ho capito, nonostante non ci fossero precedenti a riguardo, come potessero esistere i presupposti per intentare una causa alla Provincia, responsabile della sicurezza lungo la strada teatro dell’incidente».

Articolo 26 del codice della strada. Causa che inizia soltanto nel 2013, basandosi sull’articolo 26 comma 6 del codice stradale che citiamo integralmente: «La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare alberi lateralmente alla strada, non può essere inferiore alla massima altezza raggiungibile per ciascun tipo di essenza a completamento del ciclo vegetativo e comunque non inferiore a 6 m». Distanza che ovviamente gli alberi piantati nella zona dell’incidente non rispettano. A supportare tuttavia la Provincia arriva la direttiva governativa del 1 giugno 2011 nella quale Altero Matteoli, allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti, affermava: «Ad avviso del ministero, gli alberi impiantati prima dell’entrata in vigore del codice della strada non devono essere rimossi», decretando di fatto l’efficacia della normativa soltanto per quegli alberi piantati dopo il 1992.

Quelli lungo la strada dell’incidente in cui perse la vita Sene sono più vecchi, ma è proprio un motivo tecnico nell’ambito di questo aspetto a far vincere a Napoleoni la causa: «L’avvocato della Provincia ha giocato proprio sull’età precedente al 1992 degli alberi – spiega l’avvocato piombinese –. Io ho contestato questo dato e la Provincia non è stata in grado di provare l’anno in cui furono effettivamente piantati gli alberi».

Qualche settimana fa arriva così la sentenza che riconosce un risarcimento parziale ai familiari di Sene per un valore complessivo di 245mila euro, che la Provincia ha già pagato. «Parziale perché una perizia ha dimostrato la velocità elevata al momento dell’incidente – spiega Alessandro Napoleoni – Aspetto che secondo il mio parere cambia poco la sostanza di quanto accaduto, aprendo quindi la possibilità a un’eventuale riforma della sentenza».

Precedente importante. La sentenza nell’ambito della causa avanzata dai familiari di Sene, unica in Italia, apre chiaramente prospettive per altri processi. « Un risarcimento per danno parentale non restituisce il familiare deceduto, è vero, ma se esiste un ordinamento che ne riconosce l’indennizzo, è giusto avanzare richiesta, così come sarebbe bene che fossero presi provvedimenti concreti da parte di chi è responsabile per mettere in sicurezza la strada».

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