Il Tirreno

Ricatti a luci rosse al prete, parla il gigolò condannato

di Donatella Francesconi
Un fedele si confessa (foto d'archivio)
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Un fedele si confessa (foto d'archivio)

Cecina: l’appello prima del carcere: «Il vescovo ascolti le parole di un credente». L’uomo deve scontare la pena per il reato di estorsione ad un parroco

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CECINA. L'amor sacro e l'amor profano, per dirla con De Andrè mentre scorrono le parole dell'uomo seduto al tavolo di fronte al cronista. Non un ragazzino, una famiglia con matrimonio alle spalle, la scelta di dichiarare la propria omosessualità a quarant'anni suonati, il salto nel mondo di chi vende sesso. Agli uomini. Religiosi compresi. Sono le ultime ore di libertà di questo ex gigolò (ma il termine che sarà utilizzato in tutto il racconto è escort), finito in una vicenda che si è conclusa con una condanna - oggi diventata definitiva - per estorsione ai danni di un parroco livornese. Varcherà dunque le porte del carcere e con quello dovrà fare i conti, dopo aver scontato quasi un anno ai domiciliari.

Lui che di sé racconta: «Sono cresciuto facendo il chierichetto, accompagnavo anche i morti al cimitero come usava una volta…C'era un parroco che è stato più dei miei genitori. Ora c'ho sdegno e non credo più a loro, ai preti, alla Chiesa...Prego solo Dio». Intorno, nel sabato che odora di presepe e luci di Natale, si muovono gli avventori del locale della Versilia dove l'incontro avviene. Storie che si intrecciano, ognuno ha le sue e un bicchiere in più le cancella tutte, almeno per un momento. «Dopo aver chiuso con quel mondo mi sono ripreso…Come dire? Mi sento più regolare, lavoro, faccio una vita più vissuta...Con quel mestiere avrei smesso comunque, una volta messi da parte i soldi per far stare tranquilla la mia famiglia».

Nella testimonianza consegnata al “Tirreno” c'è un appello: «Io vorrei che il vescovo conoscesse la mia storia. Non è forse appena iniziato il Giubileo della Misericordia? Chiedo solo questo: abbia ascolto per un credente. Perché io lo sono rimasto». In aula, per un confronto, la storia non è arrivata: il patteggiamento non lo prevede. «Nessuno mi ha dato retta», ripete l'uomo per tutto il lungo incontro con il cronista.

Incontro che fa precipitare dritti nel mondo del sesso a pagamento tra uomini. Una foto che non lascia immaginare niente, un sito, e il turbinio di contatti è assicurato: «Quando sono religiosi, al telefono non lo dicono. Te li trovi davanti e si presentano tutti come professori di storia dell'arte. Allora capisci che vestono l'abito. E sono tanti, davvero».

Un mondo fatto di un vocabolario preciso, dove il "tour" è il giro dei ragazzi in altre città rispetto a quella dove esercitano solitamente «perché altrimenti i clienti si stancano», ed il “b&b” è il sesso senza profilattico. «Il lavoro era lavoro - sono le parole consegnate al Tirreno -. Ma quando andavo con i religiosi era pesante. Una volta finito mi chiedevo "ma cosa sto facendo?” C'era uno che non si toglieva il crocifisso dal collo mentre lo facevamo…Un altro, in quel momento, si rivolgeva al Cristo appeso al muro. Uno mi aspettava nudo sotto l'abito e voleva consumare all'aperto».

Musichetta natalizia, le voci tutto intorno che si scambiano gli auguri, dissolvenza su una Chiesa che ha ancora un lungo cammino da compiere lungo i meandri dei suoi territori più oscuri.

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