«Noi difendiamo l’ospedale» ma tanta gente resta a casa
Meno di un centinaio di persone all’iniziativa dell’”abbraccio” dei referendari C’è Lippi che rilancia sull’emodinamica. E don Reno invita alla mobilitazione
CECINA. E’ un abbraccino all’ospedale. Perchè ci saranno si è no un centinaio di persone. Tanto che Rosanna Farinetti del 5 Stelle, tra le organizzatrici, impugna il megafono e tuona: «Bisogna che i cittadini rispondano, devono partecipare se si vogliono cambiare le cose». C’è evidente delusione nel comitato salute pubblica. Ma non c’è scoramento. Tanto che s’invita già a partecipare alla manifestazione dei referendari a Firenze di martedì prossimo.
Quella contro la legge regionale 28, “da abrogare con referendum”, si sostiene. Però ci si aspettava una partecipazione maggiore, una risposta diversa. Anche se negli ultimi giorni non c’è stato, per la verità, un grande battage informativo sull’iniziativa. “Abbracciamo l’ospedale” il tema della manifestazione programmata per ieri mattina, un segno di attaccamento della comunità ad un pilastro sanitario sempre più “spogliato come un carciofo”, per usare un ’espressione cara a Don Reno Pisaneschi, il prete che ha fatto della battaglia per una sanità giusta il proprio imperatvo categorico. Però c’è il sindaco Lippi.
Il comitato aveva invitato i dieci sindaci dei comuni della Bassa Val di Cecina a partecipare. E’ arrivato solo Lippi che nei giorni scorsi ha stretto la mano a don Reno per dire che sosterrà questa battaglia. «Sono qui per ribadire il mio impegno affinché a Cecina siano attivi tutti i servizi e le attività previste. E ribadisco. Qui serve un’emodinamica perchè il territorio da Livorno a Grosseto ne è sprovvisto».
C’è appunto Reno Pisaneschi. Il parroco indossa la pettorina “salviamo l’ospedale”. Invita a mobilitarsi, a non abbassare la guardia.
C’è Maurizio Marchi di Medicina Democratica. Interviene. Ribatte sulla necessità di politiche sanitarie sulla prevenzione, ricorda le tante patologie oncologiche che interessano la bassa Val di Cecina. Parla Lino Parra, dei Carc, dentro al comitato: «Attenzione, avverte. Vogliono sabotare il nostro referendum. Non glielo permetteremo». Nel mirino è la Regione Toscana. Tra i presenti ci sono i civici Alessandro Sascia Lucibello Piani, c’è la consigiera comunale cecinese Pamela Tovani, ci sono diversi esponenti del Movimento 5 Stelle. C’è il capogruppo consiliare del Pd Nicola Imbroglia.
C’è anche Alessandro Tinti, un po’ in disparte. Il suo comitato Pro Ospedale è in rotta coi referendari. Non parla, promette di intervenire nei prossimi giorni. L’iniziativa va avanti dalle 10,15 fino verso a mezzogiorno. Poi il gruppo si scioglie, prossima missione Firenze, per il referendum. Il contenuto della protesta è riassunto in un volantino.
Il comitato chiede con forza “che nel nostro ospedale siano ripristinati e messi in condizione di funzionare i seguenti reparti e servizi: emodinamica, riabilitazione cardiologica, elettrofisiologia, urologia, dialisi, laboratorio, chirurgia e medicina». C’è un cartello in cui si attacca la Regione per l’incremento dei costi per “servizi non ospedalieri” per i prossimi 20 anni. Quali? Mensa, manutenzioni, ristorazione, pulizie, lavanderia, sterilizzazione ferri. E si dice: “In regime di monopolio cosa si poteva sperare?”
Ci sono palloncini colorati per unamanifestazione di protesta che è più un monito che un’ondata di rabbia in giorni di grande incertezza in cui il futuro dei servizi sanitari sul territorio è ancora piuttosto indecifrabile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
