Il presidio
Quell’inno che viene dalla Corsica
Pellegrini: una scoperta sul culto della Santissima Annunziata
MONTESCUDAIO. Chi durante le funzioni alla Santissima Annunziata intona il “Salve Regina” si trova a cantare un inno della rivoluzione corsa. Succede solo nell'abbazia di Montescudaio (e in poche altre località toscane) dove si intona la variante corsa dell'inno religioso “Dio vi salvi o Regina”, adottato nel 1700 dagli indipendentisti da Genova e divenuto inno nazionale. La scoperta “rivoluzionaria” ha acceso la curiosità di Aurelio Pellegrini, studioso e ricercatore, oltre che ex sindaco del paese collinare. Studiando le migrazioni dalla Toscana alla Corsica nel Settecento, ha trovato che anche la famiglia Cancellieri, proprietari terrieri e notabili della zona, veniva di là. Per giunta Benedetto Cancellieri, gonfaloniere e sindaco di Montescudaio, fu sepolto proprio al centro della Santissima Annunziata. Pellegrini ci ha raccontato i punti di contatto tra la Corsica e il suo paese, aprendo un capitolo inedito della storia locale. “Il cognome Cancellieri è molto diffuso in Corsica – spiega - quelli che si stabilirono qui probabilmente venivano da Casale, dove avevano grosse proprietà, e ancora prima da Pistoia. Nel Settecento le migrazioni erano intense e anche da Montescudaio molti d'inverno andavano in Corsica a fare i contadini e i carbonai”. Ma con l'illuminismo arrivano anche i primi venti di rivoluzione: i corsi insorsero contro gli oppressori genovesi, nel 1735 a Corte proclamarono la repubblica davanti alla chiesa della Santissima Annunziata e si posero sotto la protezione della Madonna adottando l'inno religioso “Dio vi salvi o Regina”, divenuto inno nazionale corso. “E' una traduzione del “Salve Regina”, scritto nel Seicento da un gesuita pugliese – prosegue Pellegrini – ma con una modifica importante: anziché “sui nemici vostri a noi date vittoria” come recita quello tradizionale, quello corso dice “sui nemici nostri a noi date vittoria”, che è certo meno evangelico. Ma questi erano in guerra”. Sorpresa è stato scoprire che è lo stesso inno cantato alla Santissima Annunziata di Montescudaio. Così le ricerche si sono concentrate sulla storia della chiesa, che custodisce due splendide sculture in terracotta con la Madonna e l'Angelo annunciante. “Sono attribuite alla fine del Seicento – prosegue – ma per avere un datazione più certa abbiamo mandato ad analizzare dei frammenti del basamento al Cnr di Roma. La tecnica della radiotermoventilazione ci consentirà una datazione con uno scarto del 15%”. L'ipotesi che siano del Settecento potrebbe sostenere una teoria suggestiva. “I corsi si ribellarono a Genova che distrusse alcuni monasteri e un santuario della Santissima Annunziata nel paesino di Centuri, unica chiesa abbattuta dai genovesi. Forse i Cancellieri venivano da lì?” conclude Pellegrini. Magari, arrivando a Montescudaio, portarono le tradizioni della loro patria nel culto della Madonna. (f.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google